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Category: Before The Frana

Madonna della Stella

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June in Craco Vecchio

June was a busy month in Craco Vecchio. The population, moving to the rhythm of the seasons needed to address a significant agricultural milestone and also had to deal with the celebration of a church event.
 
In the fields there was much hard work that had to be done because the grain harvest was ready. Using only hand tools and with only the aid of a donkey or mule everyone contributed. This timeless process was repeated for hundreds of years. Scenes from the late 1960’s of part of the harvesting process can be seen in the Society’s DVD Craco: Visits through Time. Starting with the cutting down of the sheaves of the wheat they were then tied in bundles. The bundles then were gathered and transported to a location where it would be set aside to be threshed in July.

 
The land also provided a reward that could be consumed in June.  The first figs called “Fioroni or culummë” ripened and ready to be picked. The fig tree has 2 crops; the first (fiorini) are bigger and not as sweet and flavorful as the later ripening figs. Also, their skin tends to be tougher and thicker than those that come out later in the season. Theses are not as juicy or syrupy as the settembrini (autumn figs) that come out in the second crop later in the year.
 
At mid-month, on June 13 the Church and the townspeople celebrated the feast of St. Anthony. The children were dressed in a monk’s cloak as a devotion to St. Anthony.  Small loaves of bread, “St. Anthony’s Bread,” were baked and taken to the church to have them blessed, then they were given away to the poor.
 
Saint Anthony of Padua was born in Portugal and became a follower of St. Francis of Assisi spending his ministry in Italy.  He performed several miracles involving children and was involved in an apparition with the infant Jesus. He died on June 13, 1231. Tradition holds on the day of his death the children in the streets of the city of Padua were crying: “The saint is dead, Anthony is dead.” He was canonized within a year of his death. The city of Padua began building a large cathedral to honor him and in 1263, a child drowned near the construction site. The child’s mother  besought St. Anthony and promised that if her child were restored to life, she would give to the poor an amount of wheat equal to the weight of her child. Of course the child was saved, and her promise was kept creating the custom of “St. Anthony’s Bread.” There is the widespread tradition of placing children under his protection right from birth. From this custom followed the tradition of dressing children in a little Franciscan habit to thank the Saint for his protection and to make it known to others.

 

Giugno a Craco Vecchio

A Craco Vecchio la popolazione, che da sempre soleva seguire il ritmo delle stagioni, doveva tener presente in giugno di una mole lavorativa particolarmente pesante dal punto di vista agricolo, alla quale si aggiungevano le celebrazioni ecclesiastiche dello stesso periodo.

Nei campi infatti molto era il lavoro richiesto, comportato principalmente dalla raccolta del grano: poiché questo veniva infatti tagliato e raccolto con utensili e a mano, solo con l’aiuto ulteriore di agili asinelli o muli, tutti i popolani venivano chiamati a partecipare. Questo processo senza tempo si ripeteva da centinaia di anni seguendo le stesse modalità. Alcune immagini della scena del raccolto, risalenti alla seconda metà degli anni sessanta del secolo scorso, sono visibili dal DVD Societario di “Craco: visite attraverso il tempo”.

Tutto aveva inizio con la divisione del grano dalla paglia, la quale veniva poi raccolta in covoni. Questi covoni, o balle di paglia, venivano conservati in un luogo asciutto dove sarebbe rimasti fino a Luglio, mese in cui sarebbero poi stati sciolti e la cui paglia usata.

La terra dava vita a frutti di cui giugno era il mese di maturazione e consumazione. I primi fichi, che venivano chiamati “Fioroni” o “Columme”, maturavano ed erano pronti per essere colti proprio in questo periodo. La pianta di fico produce due tipi di frutto: il primo, chiamato “fiorino”, è più grande ma meno succoso e dolce rispetto al secondo più tardivo. In più, la buccia del fiorino è più spessa e rigida rispetto alle altre. Il secondo frutto di fico è il “settembrino”, che come lascia intendere il suo nome è un fico autunnale, più dolciastro e sciropposo.

A metà del mese, esattamente durante la giornata del giorno 13, i popolani e la chiesa celebravano la festa di Sant’Antonio. I bambini venivano vestiti con tuniche da monaco, proprio come segno di devozione e sottomissione verso il santo. Piccole pagnotte, rinomate sotto il nome di “pane di Sant’Antonio”, venivano cotte al forno per poi esser trasportate in chiesa, benedette e poi distribuite ai più poveri.

Sant’Antonio di Padova nacque in Portogallo ma divenne un seguace di San Francesco d’Assisi durante il suo periodo di catechesi in Italia. Diversi furono i miracoli che eseguì, in particolar modo su bambini, alcuni anche attribuiti al bambin Gesù. Morì il giorno 13 Giugno dell’anno 1231. Secondo la tradizione, che prese poi piede in seguito alla sua deposizione, in quella giornata i bambini nella città di Padova piangevano correndo nelle strade e lamentando la morte inaspettata del santo, urlando: “il santo è morto, Antonio è morto!”. L’anno successivo alla sua morte Antonio fu santificato.

La città di Padova cominciò quindi ad edificare un’enorme cattedrale in suo onore e nel 1263 si dice che un bambino annegò vicino allo stabile in costruzione. Secondo la leggenda. la madre del fanciullo pregò quindi Sant’Antonio e gli promise che, nel caso in cui suo figlio fosse fatto resuscitare dalla morte, lei avrebbe donato ai poveri una quantità di grano il cui peso sarebbe stato uguale al peso fisico del proprio figlio. Ovviamente il figliolo fu riportato in vita e la madre mantenne la promessa, iniziando il costume che ancor’oggi si ripete del “pane di Sant’Antonio”.

Tutt’ora sussite la tradizione di voler richiedere al santo la protezione dei propri bambini subito dopo la loro nascita. Da ciò ebbe inizio anche la tradizione di vestire i bambini in abiti francescani, finalizzata a ringraziare il santo della sua protezione e per renderlo noto a chi non lo conoscesse.

 

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A PROTEST IN CRACO

The town of Craco was so profoundly impacted by the Frana that started in December 1963 that it ultimately had to be abandoned. This was a difficult and challenging change that started a new wave of emigration and the creation of the new town of Craco Peschiera. While establishing the new town there were delays which led to a series of protests. Below are recollections as recounted by Franco Rinaldi about the events:

 

“After the first Frana event in 1963 when land slid downstream towards the SP 103 roadway Civil Engineers intervened putting mirrors in cracks in the houses to measure changes. From 1963-64 they inserted concrete pilings in the ground and built a retaining wall. But there was no drain in the wall for water and in 1965 there was a second landslide when the wall collapsed and dragged other houses down. The mirrors placed in the houses continued breaking, a sign the landslide was still moving. The area was razed by the engineers and the houses became rubble (at present the area just looks like a square of undeveloped ground) along the roadway SP 103. People were displaced from 1963 to 1965 with the first group living in a tent city built in the square. Meanwhile, further down the valley (where the monastery is located) construction began on barracks type buildings. There was a referendum and the decision was to build housing in both Craco Vecchio and down below (where Craco Peschiera is today).

Since 1963, the municipality had been expropriating land and olive groves and began to build houses. People were placed in the barracks and the tent city remained. Meanwhile, in Craco Perschiera the construction of housing continued. As the work proceeded in Peschiera, some of the displaced people, after at least 3 years of living in shacks, were assigned a house. After the first assignment, there was a slowdown in the work of construction of the houses in Peschiera. Tired of delays the people complained and held protests in 1969-70.

The town of Craco Peschiera, although providing a new home for Cracotans also impacts the inhabitants as they can see Craco Vecchio daily.

 

Their feelings about the situation are reflected in a poem written by Silvana Ragone:

CRACO
IT LOOKS AT YOU FROM AFAR
HOW SHARP IS YOUR PROFILE.
IT ATTRACTS ME.
YOU LIE ALONE,
ON THE HILLSIDE.
YOUR HOUSES,
GUTTED BY THE LANDSLIDE
FROM HERE SEEM INTACT.
EVEN WHEN THE TOWER IS ALWAYS THERE
TO STRENGTHEN MY MEMORIES
I REVISIT YOU WITH MY HEART
AND FIND IN YOU
MY WHOLE LIFE.

Photographs courtesy of Pietro Colonna

 

UNA PROTESTA A CRACO

La città di Craco è stata profondamente impattata dallo svolgersi dei mutamenti geologici franosi che hanno preso piede dal 1963 e che ne hanno conseguito l’abbandono totale. E’ stato un cambiamento difficile e sfidante, il quale ha dato vita ad un vero e proprio movimento migratorio e la creazione del nuovo paese di Craco Peschiera.
La costruzione del nuovo paese è in realtà stata caratterizzata da diversi ritardi che portarono allo sfociare di una serie di proteste. Vogliamo riportare sotto alcune descrizioni di come si svolsero questi fatti di protesta in quel periodo, raccontati da Franco Rinaldi di Verona.

“In seguito al primo evento franoso del 1963, quando la terra scivolò verso valle fino a raggiungere la superstrada SP 103, gli ingegneri civili intervennero inserendo dei vetri tra le vessure formatasi all’interno delle case per misurarne i cambiamenti. Dal 1963 al 1965 inserirono delle colonne di cemento nel terreno e costruirono un muro di cinta. Dai muri non ci fu nessuno scarico d’acqua e nel 1965 una seconda frana conseguì la loro completa rottura, oltre al crollo di diverse unità abitative. I vetri posti all’interno delle case continuarono ad infrangersi, chiaro segno che i movimenti geologici sembravano tutt’altro che in attenuazione. L’area fu quindi abbattuta dagli ingegneri e ridotta ad un vero e proprio cumulo di macerie affacciata sulla statale SP 103 (al momento questo territorio appare come un’area quadrata di terreno non coltivato). I suoi abitanti cominciarono ad essere rilocati dal 1963 al 1965: i primi tra essi vivevano in una tendopoli eretta proprio all’interno dell’area demolita. Nello stesso momento era iniziata piu’ a valle (nei pressi del monastero) la costruzione di una baraccopoli, pronta ad ospitare un numero superiore di persone per un periodo maggiore. Ci fu quindi un referendum e la decisione unanime fu quella di costruire nuove abitazioni sia a Craco Vecchio che a valle, dove Craco Peschiera si trova al momento. Dal 1963 il comune cominciò quindi ad espropriare terreni e campi d’olivo piu’ in basso, cominciando ad edificare nuove case. Gli abitanti furono quindi posizionati nella baraccopoli che rimase per un lungo periodo in uso, mentre la costruzione di Craco Peschiera continuava. Con l’avanzare dei lavori di costruzione agli abitanti veniva assegnata una nuova unità abitativa, in seguito a circa 3 anni di permanenza all’interno di queste baracche. Dopo le prime consegne ci fu un ulteriore rallentamento dei lavori edili a Peschiera: stanchi dei ritardi e degli anni nella baraccopoli, molti cominciarono a lamentarsi, fino ad uno sfociare della protesta tra il 1969 ed il 1970.” Il paese di Craco Peschiera, nonostante simboleggi la nuova casa dei crachesi, ha tutt’ora un inevitabile e forte impatto per i suoi abitanti, i quali possono osservare quotidianamente Craco Vecchio. I loro sentimenti e le loro sensazioni circa la situazione sono riflettuti in una poesia scritta da Silvana Ragone.

 

CRACO
TI GUARDO DA LONTANO
È NITIDO IL TUO PROFILO,
MI ATTRAE.
SOLO GIACI,
ADAGIATO SUL PENDIO.
E LE TUE CASE,
SVENTRATE DALLA FRANA
DA QUI SEMBRANO INTATTE.
ANCHE LA TORRE È SEMPRE LÌ
A RAFFORZARE I MIEI RICORDI.
ED IO TI RIVISITO CON IL CUORE
E RITROVO IN TE
TUTTA LA MIA VITA.

Cortesia fotografica di Pietro Colonna

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