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Category: Rags to Riches

San Vincenzo’s Tailor

St. Vincenzo Statue, New York City

After the completion of the 112th Feast of San Vincenzo in New York City the story of how the statue at St. Joseph’s Church was made surfaced. This story ends speculation about the origins of the statue and perhaps provides insight into how the banner from the Societá San Vincenzo Martire di Craco was made.

 
 

Rosa D’Elia Francavilla shared a story about her great grandfather Pasquale Marrese making the clothing for the statue. Rosa’s mother, Maria Teresa Tuzio was the daughter of Giuseppe Tuzio and Rosa Marrese who were married in Craco in 1902. Rosa Marrese’s father, Pasquale Marrese (Born 1846 Craco, died 1914 Jersey City, NJ) had emigrated to the US in the 1880s was a mainstay of the Crachesi community in New York City. Pasquale brought his tailoring skills to America and established a shop at 53 Spring St., Manhattan. He also encountered both tragedy and also success as one of the founders of the Societá San Vincenzo Martire di Craco an organization he helped create to aid his paesani immigrants. As an incorporator and Director of the Societá in 1899 he set a course for the organization that would support the Cracotan community in New York for the next 50 years.

St. Vincenzo Woodcut

By 1899, he had moved his household from 221 Mulberry St. to Jersey City, NJ but continued to maintain his tailor shop in New York. In 1901 when the Societá San Vincenzo Martire di Craco entered into a contract with St. Joachim’s Church to provide a statue of San Vincenzo and a relic of the saint, considerable coordination and work was required. This may explain why it took two years from the organization’s founding to arrange to install the statue and relic in the church. Pasquale Marrese’s role becomes even more important as we learn from his great-granddaughter that he was responsible for sewing the clothing on the statue in New York. It makes great sense that a Crachese, with tailoring skills would be involved in creating the statue of San Vincenzo in New York in 1900. Relying on his memory of the statue’s clothing in Craco and perhaps the woodcut of the saint that was brought to America by the immigrants he lovingly fabricated the statue’s intricate and bejeweled clothing. More than likely he also created the statue’s body using a mannequin. With the extensive detail some of the work was also done by fellow Cracotans who were employed at his shop.

 

il Sarto di San Vincenzo
Al termine della 112esima festa di San Vincenzo nella città di New York, è emersa la storia di come la sua statua risucì ad arrivare nella chiesa di St Joseph. Questo racconto pone fine alle varie speculazioni sulle origini della statua, fornendo una traccia informativa importante anche sulla creazione del manifesto della Societá San Vincenzo Martire di Craco.

 

Rosa D’Elia Francavilla ha iniziato a spiegare la storia di come suo nonno, Pasquale Marrese, ha filato il tessuto per la statua. La madre di Rosa, Maria Teresa Tuzio, era la figlia dei coniugi Giuseppe Tuzio e Rosa Marrese, uniti in matrimonio a Craco nel 1902. Il padre di Rosa Marrese, Pasquale Marrese (nato nel 1846 a Craco e morto nel 1914 a Jersey City, nello stato del New Jersey) emigrò negli Stati Uniti nei tardi anni ottanta del diciannovesimo secolo: durante la sua vita avrebbe rappresentato un pilastro importante della comunità crachese di New York City.

 

Pasquale riuscì a replicare le proprie abilità sartoriali in America, creando una sua bottega su Spring Street 53 a Manhattan. Attraversò diversi momenti tragici ma anche di successo come fondatore della Societá San Vincenzo Martire di Craco, organizzazione che lui aiutò a formare per aiutare e dare supporto agli altri paesani immigrati. Come fondatore e direttore della Societá, nel 1899 delineò una struttura organizzativa che avrebbe garantito un sostegno alla comunità crachese di New Yok per i 50 anni successivi.

 

Nel 1899 traslocò nella sua nuova dimora di Mulberry Street 221 a Jersey City, stato del New Jersey, mantenendo però il suo negozio a New York. Nel 1901, quando la Societá San Vincenzo Martire di Craco firmò un contatto con la chiesa di St. Joachim per dare in custodia la statua di San Vincenzo e la sua reliquia, fu necessaria una buona dose di lavoro e coordinazione. Questo spiega in parte il motivo per cui furono necessari ben due anni per l’organizzazione prima di riuscire a trovare una sede definita per installare la statua e la reliquia.

 

Il ruolo di Pasquale Marrese diventa sempre piu’ fondamentale se pensiamo a quello che ci ha riferito la sua pro-pronipote, quindi la responsabilità che ebbe nella cucitura del tessuto della statua del santo a New York. Ha senso pensare che fosse proprio un crachese con delle abilità sartoriali ad essere stato incluso nella creazione degli indumenti della statua di San Vincenzo di New York nel 1900. Pasquale creò la tela, ingioiellata e ricca di intricati particolari, volendo esprimere tutta la sua devozione: nella fabbricazione si basò probabilmente su quelli che erano i suoi ricordi dell’immagine delle vesti della statua a Craco e forse anche sull’incisione in legno della statua stessa. Con grande probabilità sfruttò un manichino

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Uncle Jimmy and The Candy Store

Venezia Candy Store

Society member Larry Rossini shared the story of his uncle, James N. Rinaldi with us in 2016. This year Larry shared some additional stories after talking with his Uncle Jim who turned 97 years old in December. There are stories about the actual date of his birth and the recorded date of birth, the misspelling of his name on the birth certificate by the American doctor and how Nicola Vincenzo became Jimmy and eventually James N. Rinaldi. Larry tells us, “Uncle Jim was always called “Sonny” as a child and didn’t knew he even had a real name until he was registered for school and his mother signed him up as James. He said the tradition was to call the oldest male child “Sonny” and the oldest female “Dolly.”

Raffaele Family

 

1908 Mott St., New York

Larry also shared a story with some interesting coincidences…
His maternal Great Grandfather, Nicola Rinaldi, made his first trip to the US in 1899 escorting his 14 year old son Francesco.  They went to stay with his older son Vincenzo at 44 Baxter St.

Clara Matteo Rinaldi

Nicola then returned to Italy and returned in 1907 with two more sons, Matteo (Larry’s Grandfather) and Leonardo. The coincidence is that on that same ship, the SS Ems as Nicola Rinaldi was on Oct. 11, 1899 was Raffaele Venezia and his family, who came from Atripoldi in Avellino and most likely did not know Matteo. But in 1936 both men’s grandchildren met at New Utrecht High School in Brooklyn, NY and married in 1939. They were Larry’s parents! But a second coincidence occurred when the vintage photograph of Mott street was published in the August Newsletter showing Raffaele Venezia’s store. Larry’s paternal aunt, Tessie Rossini Baglino, tells him that she remembers Raffaele and that he instilled his pride in this country to his family. Hence the emphasis on English and the American flag that show in the store pictures.

 

lo zio jimmy ed il negozio di caramelle

L’anno scorso il membro societario Larry Rossini ha voluto condividere con noi la storia di suo zio, James N. Rinaldi. Quest’anno Larry ci ha deliziato con spunti ulteriori del suo racconto, dopo aver parlato con suo zio, il quale ha appena compiuto 97 anni lo scorso dicembre.

Ci sono diverse leggende circa la vera data di nascita dello zio e quella invece ufficialmente registrata, sugli errori di trascrizione del suo nome sul suo documento di nascita da parte del dottore americano e su come Nicola Vincenzo si tramutò in Jimmy e poi James N. Rinaldi. Larry ci raccontò: “zio Jim da bambino veniva sempre chiamato “Sonny” e non sapeva di aver un vero nome fino al momento della sua registrazione a scuola, quando sua madre appuntò lo indicò come James. Lui disse che la tradizione famigliare era quella di chiamare il figlio piu’ anziano “Sonny” e la prima figlia “Dolly”. Larry ha condiviso con noi anche una storia ricca di coincidenze interessanti. Il suo bisnonno materno, Nicola Rinaldi, arrivò per la prima volta negli Stati Uniti nel 1899, portando con sè il figlio Francesco, al tempo quattordicenne. I due andarono a vivere con il primo figlio di Nicola, Vincenzo, il quale viveva su 44 Baxter Street. Il padre dei due dovette tornare in Italia, rimanendoci fino al 1907, anno in cui fece ritorno con altri due figli, Matteo (il nonno di Larry) e Leonardo.

Il fatto volle che sulla nave con cui Nicola Rinaldi effettuò la prima traversata oceanica, l’11 ottobre 1899, ci fosse anche Raffaele Venezia con la sua famiglia, proveniente da Atripoldi nei pressi d’Avellino, che con tutta probabilità non conosceva Matteo. Ma nel 1936 entrambi il nipote di Nicola e la nipote di Raffaele si incontrarono presso la scuola New Utrecht High School a Brooklyn, NY, innamorandosi e sposandosi poi nel 1939. Erano loro i genitori di Larry!

Ma una seconda coincidenza è avvenuta con la pubblicazione di una fotografia d’epoca di Mott Street sull’aggiornamento mensile d’Agosto, la quale raffigura la bottega di un tempo di Raffaele Venezia. La zia paterna di Larry, Tessie Rossini Baglino, gli disse di aver conosciuto Raffaele e di ricordarsi di lui come un uomo che aveva inculcato alla sua famiglia l’orgoglio di essere parte del nuovo paese che li aveva ospitati. Questo è uno dei motivi che giustificano tanta enfasi da parte di Raffaele nel voler mostrare la bandiera inglese e americana nel suo negozio, ripreso in foto.

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The Crachesi in WWI

Craco War Memorial

When WWI broke out, America took a position of neutrality but immigrants here were torn by loyalty to their old country and some felt a need to return home. When Italy entered the war on the Allied side in 1915 about 90,000 men returned to Italy to join the army. Military service was the last thing most immigrants sought. Before the war the US, unlike the European countries they came from, did not have a draft. Many immigrated to avoid being forced to serve in their native land’s military. But in 1917 with the US entry into the war they were first asked by the government and then when there were not enough volunteers, forced to serve under the draft, some without having been fully integrated into the US.

 

We know the stories of four men with a Crachesi connection who served in the US Army. All were living in Manhattan’s Little Italy neighborhood and there is no doubt they knew each other. Each was drafted and served in 77th Division, what became known as the “Metropolitan Division” because it was made up of men from NYC. They all participated in the Muse-Argonne battle, the largest fought by the US, where there were 1.2 million American soldiers, 22 infantry divisions, 840 planes, 324 tanks, and 2,400 pieces of artillery laying down 4 million shells in the action. That came weeks before the end of WWI in Nov. 11, 1918.

 

Peter Benedetto

Peter P. Benedetto
Peter P. Benedetto was born Sept 5, 1895 in Craco the son of Domenico and Maria Teresa Paduano. After immigrating in 1899 and attending school he joined his father’s paper stock business and obtained his citizenship. He was the business’ general manager when drafted and reported to Camp Upton for training in September 1917, ultimately reaching the rank of Sargent. The extract of his company’s report tells of his bravery in his last battle, “On Sept. 7, 1918, this soldier led his section across the plateau at Vauxcère, France through a heavy enemy barrage and in plain view of the enemy. When his men became scattered, he remained under shell fire without a thought of personal safety, in order to collect them and place them in their positions. This soldier was known among his comrades for his extraordinary courage, cheerfulness, leadership and devotion to duty. He is interred in France at the Aisne-Marne American Cemetery in Belleau, France. In 1930 the US Government organized the WWI Mothers’ Pilgrimage and offered to send them to their loved one’s final resting place in Europe. Sgt. Benedetto’s mother Teresa made the voyage to visit the gravesite.

Nicola Francavilla

Nicola Francavilla
Nicola Francavilla was born in Craco on May 15, 1894 to Carlo and Lucia Viggiano. He arrived in New York with his family in 1905 and after completing his schooling joined his father in the family’s paper stock business until being drafted in September 1917. He was still an Italian citizen but had filed his papers declaring his intention for US citizenship. He went to Camp Upton for training and was made a Corporal. Arriving in France his unit was moved to the Argonne Forest. On September 28, 1918 orders arrived for them to advance into thick woods where they encountered savage machine gun fire. It was during this day that Corporal Nicolo Francavilla went missing in action. His body was never recovered and his sacrifice is marked by a Tablet of the Missing at the Meuse-Argonne American Cemetery at Romagne, France.

Frank Muzio

Frank Muzio
Francesco Muzio was born in Manhattan on Feb. 28, 1891 to Nicola and Maria Caterina Santalucia. After the death of his father, Frank left school at age 12 and was apprenticed to a blacksmith. Like others in the area he came in contact with Mother Cabrini while she was assigned to St. Joachim’s Church and became an acquaintance of hers. But it was the skills he acquired as a blacksmith that served him well when he was drafted. He was made a “Wagoner,” a position responsible for the horses and their equipment that was vital in the pre-mechanized Army of the era. He entered the Army on Jan. 25, 1918 and after returning from France at the end of the war he opened a cafeteria in downtown Manhattan. He died in 1958 but his life was documented in the book, “Buddy Remembers Then and Now” written by his son Joseph Muzio. Frank would never know that his grandson, David O. Russell would be an Academy Award winning movie director.

Antonio Spera Award

Antonio Spera
Antonio Spera was born in Craco July 25, 1888 to Giovanni and Isabella Forgione. He arrived in the US in 1902 at age 14 where he lived with his brother Donato and worked with him in their barber shop. Antonio was inducted on February 25, 1918 and like the others trained at Camp Upton. He was still an Italian citizen but had filed the papers to become a US citizen. After training he became a private in Company B, 308th Infantry, which would gain fame as the “Lost Battalion.” On Oct. 2, 1918 his unit advanced into Argonne Forest. Over the next six days they were cut off and isolated. Of the 554 that entered the battle only 194 were able to walk out when they were relieved by Allied troops. While under constant attack Antonio distinguished himself by choosing to run up and down the line of his fellow soldiers without a mask alerting them to a gas attack. Antonio’s heroism earned him the Meritorious Service Citation Certificate, which was the predecessor to the Purple Heart. In 1921 he married Camilla Camperlengo in New York and they had three daughters. But the damage to his lungs from his heroic effort led to his early death in 1939.

Transfiguration Church Plaque

Other Losses
Other WWI losses of Italian-American immigrants from Little Italy in New York City are memorialized on a plaque at the Church of the Transfiguration, 29 Mott St. Manhattan. It includes Peter Benedetto and Nicola Francavilla along with 18 others. Meanwhile, in Craco the war also took a toll. Note Storiche sul Comune di Craco, the history of the town tells us about conditions there: “As the first months of 1915 passed, Basilicata was on the fringe of a great dispute between interventionists and neutralists. Craco joined in echoing…in the aversion to the war …. From all over Basilicata they left for the front….They received, in exchange for promises of reform, more than three thousand dead and many more crippled and wounded. In every Lucani town center there is a Monument to the Fallen (constructed under Fascism). Every town had their dead; from perhaps fifteen in small villages to hundreds in the more populated towns…. Craco had eighteen.…

In the war of of 1915-1918 the following Crachesi died:
Soldier Nicola Marisco, Soldier Rocco Mastronardi, Corporal Maggiore Placido Montemurro, Soldier Giuseppe Mormando, soldier Paolo Ragone; Soldier Andre Sanecchia, Corporal Francesco Spera, Soldier Vincenzo Torraco, Soldier Pietro Vaccaro, Sergeant Pietro Benedetto, Soldier Francesco Constantino, Soldier Antonio D‘Ambrosio, Soldier Giovanni De Giorgio, Soldier Leonardo Francavilla, Soldier Nicola Francavilla, Soldier Vincenzo Grieco, Lieutenant Medico Leonardo Grossi, and Soldier Francesco Libonati.
The war caused even more economic hardships. The departure of so many young men left the fields abandoned. …
In the first months of 1919 the wounded soldiers came back, some with permanent disabilities. The dead soldiers would never again see their native land. Some of those returning didn’t find their dear ones. To various other maladies was added the Spanish flu. The epidemic that claimed so many victims between 1918 and 1919 had also arrived in Craco.”

I CRACHESI DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE
Allo scoppio della prima guerra mondiale l’America decise di mantenere una posizione di neutralità; nonostante questa presa di posizione, molti tra gli immigrati erano combattuti dall’idea di lealtà verso il loro paese originario, ed alcuni tra loro sentirono l’esigenza di tornare indietro. Quanto l’Italia entrò il conflitto bellico nel 1915, ben 90.000 italiani tornarono a casa per arruolarsi nell’esercito italiano.Tuttavia, il servizio militare rappresentava l’ultimo auspicio per molti immigrati. Prima di entrare a loro volta nella guerra e a differenza degli altri stati europei, gli Stati Uniti non avevano richiamato alle armi i propri cittadini. Proprio per scampare il forzato servizio militare, molti europei abbandonarono i loro territori natali per immigrare negli Stati Uniti. Nel 1917 anche gli Stati Uniti entrarono comunque in guerra. Il governo inizialmente chiese ai propri immigrati, molti dei quali non si erano ancora integrati nel nuovo paese, di partecipare al conflitto su base volontaria: la proposta si tramutò poi in obbligo di presenza quando il numero stesso di iscritti si rivelò non essere sufficiente alle necessitudini. Noi conosciamo la storia di quattro uomini connessi a Craco che servirono all’interno dell’esercito americano. Vivevano tutti nel quartiere di Little Italy, Manhattan, e non c’era dubbio che si conoscessero a loro volta. Ognuno di loro si arruolò, servendo nella 77 divisione, la quale fu rinominata con il nome di “Metropolitan Division”, divisione metropolitana, proprio perchè era composta da membri per lo piu’ residenti a New York City. Tutti parteciparono durante l’offensiva della Mosa-Argonne, la quarta battaglia piu’ grande della prima guerra mondiale all’interno della quale gli Stati Uniti misero in campo ben 1.2 milioni di soldati, 22 divisioni di fanteria, 840 unità aeree, 324 carri corazzati e 2.400 mitragliatrici e pezzi d’artiglieria, che si dice spararono oltre 4 milioni di bossoli nell’azione. Tutto ciò accadde appena prima del termine della guerra, l’11 novembre 1918.

Peter P. Benedetto
Peter P. Benedetto nacque il 5 settembre 1895 a Craco, figlio di Domenico e Maria Teresa Paduano. Dopo essere immigrato nel 1899 e dopo aver terminato gli studi scolastici, si unì al padre nel settore della raccolta e riciclaggio della carta, ottenendo la cittadinanza americana. Quando fu chiamato alle armi e prima di partire per la base di Camp Upton nel 1917, dove poi fu promosso come Sergente, lavorava come responsabile del business famigliare. L’estratto del resoconto scritto dai membri della sua compagnia ci parla del suo coraggio durante la sua ultima battaglia;
“Durante il 7 settembre 1918, questo soldato spinse la sua sezione attraverso l’altopiano di Vauxcère, in Francia, dove il nemico aveva creato una pesante barriera umana e dal quale era completamente visibile. Dopo che i suoi uomini si dispersero, lui rimase sotto il fuoco delle granate senza il minimo pensiero di salvaguardia della propria sicurezza: fu quindi in grado di riprendere i propri uomini e di rimetterli in posizione. Questo soldato era conosciuto tra i suoi commilitoni per il suo straordinario coraggio, la sua allegria, le sue abilità di leader e la sua devozione al dovere”.
Lui è ora sepolto in Francia presso il cimitero americano di Aisne-Marne a Belleau, in Francia. Nel 1930 il governo americano organizzò un pellegrinaggio per le madri dei defunti della prima guerra mondiale, offrendo loro la possibilità di essere mandate in Europa per visitare il luogo di riposo finale dei loro figli. Anche la signora Teresa Benedetto, madre di Peter P. Benedetto, partecipò al viaggio per visitare la tomba del figlio.

Nicola Francavilla
Nicola Francavilla vide la luce per la prima volta a Craco, nato durante la giornata del 15 maggio 1894 da Carlo e Lucia Viggiano. Arrivò a New York con la sua famiglia nel 1905 e dopo aver completato gli studi scolastici si unì a sua volta nel commercio del riciclaggio della carta, fino al giorno del suo arruolamento nel 1917: ancora cittadino italiano, aveva già inviato i documenti ufficiali per diventare statunitense. Nell’ottobre 1917 si trasferì a Camp Upton per l’addestramento, dove ottenne il titolo di caporale. Una volta sbarcato in Francia, la sua unità fu spostata nella foresta delle Argonne. Durante il 28 settembre 1918 gli fu ordinato di avanzare attraverso la fitta vegetazione di quella selva, all’interno della quale si scontrarono con il fuoco selvaggio di una mitragliatrice nemica. Fu proprio in quell’attimo che il caporale Nicola Francavilla venne a mancare, colpito da quel crudele destino. Il suo corpo non fu piu’ ritrovato, ed il suo sacrificio è tutt’ora ricordato su una lapide memoriale per i militari dispersi, posizionata all’interno del cimitero americano di Meuse-Argonne presso Romagne, in Francia.

Frank Muzio
Francesco Muzio nacque a Manhattan il 28 febbraio del 1891 da Nicola e Maria Caterina Santalucia. In seguito alla morte del padre, Frank lasciò la scuola alla giovane età di 12 anni e cominciò a lavorare come apprendista fabbro. Come altri in quell’epoca, anche lui entrò in contatto con Madre Cabrini, proprio mentre lei era stata assegnata alla chiesa di St. Joachim, diventando suo conoscente. Furono proprio le dote acquisite come fabbro che lo aiutarono durante il suo arruolamento nel 1918. Gli fu data la posizione di “Wagoner”, carrettiere, ruolo per il quale Frank era responsabile dei cavalli e del loro equipaggiamento, di vitale importanza per gli eserciti pre-motorizzati di quel periodo. Entrò a far parte dell’esercito il 25 gennaio 1918, e dopo essere tornato dalla Francia una volta terminata la guerra decise di aprire una caffetteria nel centro della città, a Manhattan. Morì nel 1958 ma la storia della sua vita fu documentata in un libro intitolato “Buddy Remembers Then and Now” (letteralmente, “i ricordi di Buddy di adesso e di un tempo”), scritto da Joseph Muzio. Frank non poteva sapere che suo nipote, David O. Russell, sarebbe diventato un importante regista cinematografico, vincitore di un Academy Award.

Antonio Spera
Antonio Spera nacque a Craco il 25 luglio del 1888 da Giovanni ed Isabella Forgione. Arrivò negli Stati Uniti nel 1902 all’età di 14 anni, dove visse e lavorò in compagnia del fratello Donato, lavorando come barbiere. Antonio si registrò nella liste dell’esercito durante la giornata del 5 giugno 1917, spontandosi a Camp Upton come molti altri. Anche lui aveva richiesto di diventare cittadino statunitense, nonostante la sua cittadinanza fosse ancora italiana. Subito dopo il suo arrivo al campo d’addestramento fu inserito come soldato semplice all’interno della 308va fanteria, compagnia B, la quale avrebbe poi ottenuto la fama di “battaglione disperso”. Il 2 ottobre 1918 la sua unità fu inviata presso l’oscura foresta delle Argonne, all’interno della quale la linea telegrafica si interruppe comportando un isolamento dell’intera unità per ben 6 giorni. Dei 554 membri della sua divisione che entrarono in battaglia, solo 194 uomini riuscirono ad uscirne ancora in vita, accolti poi dalle truppe alleate. Sempre sotto costante attacco, Antonio riuscì a distinguersi per il suo coraggio e la sua abilità di stare al passo dei suoi compagni sulla linea di battaglia: correndo da un punto all’altro del fronte, cercava di informare i suoi circa imminenti attacchi gas nemici, nonostante lui stesso combattesse senza maschera. L’eroismo di Antonio gli fece guadagnare un certificato nel quale viene citato il merito del suo servizio, una versione precedente del “cuore di porpora”. Nel 1921 sposò Camilla Camperlengo a New York, dalla quale ebbe tre figlie. Sfortunatamente, il danno ai polmoni causati dai fumogeni e dai gas dei soldati tedeschi in guerra fu tale da causarne il prematuro decesso nel 1939.

Altre perdite
I nominativi di altre vittime tra gli immigrati italo-americani durante la prima guerra mondiale e provenienti da Little Italy a New York City sono ricordati sulla placca memoriale della chiesa della Transfigurazione, a Mott Street 29, Manhattan. I nomi di Peter Benedetto e Nicola Francavilla sono presenti, insieme a quelli di altri 18 uomini. Nello stesso momento Craco doveva fare i conti con il bilancio della guerra appena terminata. Note Storiche sul Comune di
Craco, la storia della città, ci racconta delle condizioni del paese:
“In Basilicata i primi mesi del 1915 trascorsero ai margini del grande dissidio tra interventisti e neutralisti. . . In Craco giunse l’eco dell’avversione alla guerra . . . Anche dalla Basilicata si partì per il fronte. . . Essi ebbero, in cambio di promesse di riforme, più di tremila morti e un altissimo numero di mutilati e di feriti. In tutti i centri lucani c’è il Monumento ai Caduti (costruito sotto il Fascismo). Tutti i centri ebbero i loro morti : da 15 morti nei piccoli comuni ai 200-250 morti nei centri popolosi . . . Craco ne ebbe 18. . . Nella guerra 1915-18 morirono i seguenti Crachesi : sold. Nicola Marsico, sold. Rocco Mastronardi, caporal magg. Placido Montemurro, sold. Giuseppe Mormando, sold. Paolo Ragone, sold. Andrea Sanecchia, caporale Francesco Spera, sold. Vincenzo Torraco, sold. Pietro Vaccaro, serg. Pietro Benedetto, sold. Francesco Costantino, sold. Antonio d’Ambrosio, sold. Giovanni DeGiorgio, sold. Leonardo Francavilla, sold. Nicola Francavilla, sold. Vincenzo Grieco, ten. Medico Leonardo Grossi e il sold. Francesco Libonati. L’economia di Guerra impose tagli. Le partenze di tanti giovani fecero abbandonare le campagne e le donne rimaste in paese raccolsero il grano. . . Nei primi mesi del 1919 rientrarono i soldati feriti, qualche mutilato. I morti non avrebbero più rivisto la loro terra natìa. Alcuni reduci non trovarono i loro cari. Alle varie malattie si aggiunse la spagnola. L’epidemia, che causò tante vittime nel 1918-19, era arrivata anche in Craco.

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Cracotans in The Early Cinema

J. Muzio pictured with his mother.

 

Craco enjoys a connection to the movie business with it serving as the scene for several movies filmed there. We also know of the connection that producer David O. Russell has to Frank Muzio. But Frank Muzio’s older brother was also a participant in the early days of cinema in America. Giuseppe Muzio (b. 1882 Craco) was the firstborn son of Nicola Muzio (b. 1857 Craco) and Maria Caterina Santalucia (b 1855 Craco). The family, which also included Maria Carmela Muzio (b. 1884 Craco) arrived in New York City in 1885. Once here Nicola and Caterina had two more children, Francesco and Teresa. Both Nicola and Caterina also played a role as witnesses in the 1892 court case of Leonardo Larubbio (see June 2013 Newsletter).

Nicola died in 1899 leaving the family living at 46 Baxter Street. Giuseppe was working in the rag business, most likely for his sister Carmela’s husband, Francesco Paolo Mormando (b. 1879 Craco). On November 25, 1900 Giuseppe married Ellen Corcoran in Manhattan. Their daughter Kathleen arrived in 1904 while they were living in Manhattan. In 1912 the family had moved and were living at 1726 E. 12th Street Brooklyn. Among their neighbors there was Maurice Costello, a renowned actor in that era.

 

Maurice Costello, played a principal role in early american film making as a leading man, support player and director. With his wife, Mae Costello, a film actress, he had two daughters, Helene and Dolores, who would also go onto have careers associate with the film industry. Dolores Costello married John Barrymore and is the mother of John Drew Barrymore and grandmother of Drew Barrymore. Maurice Costello was associated with Vitagraph Studios which built the first modern movie studio in the US in 1906 at the corner of E. 14th St. and Locust Ave. in the Midwood section of Brooklyn.

 

Apparently, Kathleen Muzio was a playmate of the two Costello sisters. The Muzio family oral history suggests that Maurice Costello approached Joseph Muzio to help him direct Italian speaking extras and act as an interpreter on several films. From that initial entry into films it soon followed that Kathleen was hired to play roles in some of the silent films. The pinnacle of her acting career was in 1915 when at age 11 she played Theda Bara’s daughter in “Carmen.” Unfortunately, in 1916 Joseph Muzio was stricken with an illness and died in 1916. The family moved back to Manhattan and Kathleen gave up her movie career and went to work in a candy factory.

 

However, the Muzio family’s long connection to films continues. In addition to David Russell’s work, Matthew Muzio, son of Joe Muzio Society member, works in the industry. Matthew has appeared in 10 films including some done by his cousin David Russell and also was recently in a French film. Matthew has 5 produced films, too.

 

I crachesi agli albori del cinema

 

Craco gode di una forte connessione con il mercato cinematografico, servendo come scenografia principale in numerose pellicole. Siamo anche al corrente della relazione che il produttore David O. Russell ha con Frank Muzio: è proprio il fratello maggiore di Frank Muzio che ha contribuito alla nascita del cinema in America.

 

Giuseppe Muzio (nato a Craco nel 1882) era il primogenito di Nicola Muzio (nato anch’esso a Craco nel 1857) e di Maria Caterina Santalucia (venuta alla luce nel 1855 a Craco). La famiglia, che includeva anche Maria Carmela Muzio (nata nel 1884 a Craco), arrivò a New York City nel 1885. Una volta sbarcati, Nicola e Caterina ebbero due figli, Francesco e Teresa. Entrambi Nicola e Caterina parteciparono come testimoni al caso giuridico del 1982 di Leonardo Larubbio (descritto nell’aggiornamento mensile di Giugno 2013).

 

Nicolà morì nel 1899, lasciando la sua famiglia che viveva su Baxter Street 46. Giuseppe era impiegato nel settore commerciale degli stracci, molto probabilmente come dipendente del marito di sua sorella Carmela, Francesco Paolo Mormando (nato a Craco nel 1879). Il 25 di Novembre dell’anno 1900, Giuseppe si unì in matrimonio a Manhattan con Elle Corcoran. La loro prima figlia di nome Kathleen venne alla luce nel 1904 mentre i due vivevano a Manhattan. Nel 1912 la famiglia si spostò sulla 12th Street Brooklyn 1726. Tra i loro vicini c’era anche Maurice Costello, rinomato attore del periodo.

 

Maurice Costello aveva un ruolo principale nei primi film americani, spesso come supporto, attore o anche regista. Dalla moglie, Mae Costello, anche lei attrice sul set, ebbe due figlie, Helene e Dolores, le quali come i genitori avrebbero seguito la carriera cinematografica. Dolores Costello si sposò con John Barrymore, è la madre di John Drew Barrymore e nonna di Drew Barrymore. Maurice Costello era associato a Vitagraph Studios, azienda con la quale avrebbe istituito nel 1906 il primo film-studio moderno degli Stati Uniti, nell’angolo tra E. 14th Street e Locust Avenue, nella sezione di Midwood di Brooklyn.

 

Apparentemente, Kathleen Muzio era una compagna di lavoro delle due sorelle Costello. La storia della famiglia Muzio, tramandata oralmente, ci indica come Maurice Costello approcciò Joseph Muzio in cerca di un suo sostegno con le traduzioni in italiano dei pezzi extra delle sue pellicole o semplicemente chiedendo la sua partecipazione come traduttore nei suoi film. Da quel momento, Kathleen fu introdotta nel mondo della cinematografia e coprì diversi ruoli all’interno di diversi film muti. Kathleen raggiunse il culmine della sua carriera nel 1915, quando a soli 11 anni impersonò il ruolo della figlia di Theda Bara nell’opera di “Carmen”.

 

Sfortunatamente, nel 1916 Joseph Muzio fu colpitò da una terribile malattia che lo portò alla morte durante lo stesso anno. La sua famiglia decise quindi di ritornare a Manhattan e Kathleen fu costretta ad abbandonare il palcoscenico e a lavorare in un’azienda di canditi. Nonostante ciò, la connessione della famiglia Muzio con il mondo dello spettacolo è ancora salda. Oltre alle opere di David Russell, Matthew Muzio, figlio di Joe Muzio e membro societario, è ancora attivo nel cinema. Matthew ha infatti avuto un ruolo in ben 10 films, l’ultimo dei quali un film francese ed anche alcuni diretti da suo cugino David Russell. Matthew ha anche lavorato come regista.

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Rags to Riches: The Doctor and The Saint

With Italian immigrants streaming into New York City in the late 1880s there was tremendous need for support services of all types. One of the responses to this was made by the Catholic Church who sent Italian missionary groups to provide aid. Included in them was Francesca Xavier Cabrini, commonly known as Mother Cabrini, and would become the first citizen of the US to be canonized.

Mother Cabrini

When she arrived on the Lower East Side of New Your in 1889 she allied her group of missionary nuns with St. Joachim’s Church on Roosevelt Street. From then on Mother Cabrini was able to expand services for Italian immigrants.
Like the others she was faced with the same challenges others had in the new world: another culture, without contacts, and not knowing the language.

 

In 1890 it became clear Italian immigrants needed hospitals to care for the sick. Mother Cabrini took on hospital work founding the Columbus Hospital in New York City before establishing other hospitals in Chicago and Seattle.
Mother Cabrini worked extremely vigorously until 1917 when she died but not before establishing ministries of healing, teaching, caring, giving and reaching out, in cities of the United States, Italy, France, England, Spain, Brazil, Argentina, and Nicaragua. She was canonized in 1946.

Dr. Viggiano

 

 

Dr. Viggiano’s business card.

Meanwhile, in 1903 a 27 year old doctor, Donato Viggiano arrived in New York from Craco and began helping the immigrant community on the Lower East Side. Obviously, coming from Craco he was preferred by his “paesani” providing for them and other immigrants in the area from his office at 76 Mott Street. In 1912 he married Elvira Manghise and they established their home in Brooklyn Undoubtedly, Dr. Viggiano crossed paths with Mother Cabrini and supported her efforts by caring for the ill. This connection would become tangible through his affiliation with the Columbus Hospital that she founded. Dr. Viggiano while continuing his work on the Lower East Side and attending to the community there also worked with the Columbus Hospital ultimately taking on an administrative role there. In the 1930s he and his wife were regularly listed in newspapers sponsoring and promoting fund raising events and activities aimed at supporting the hospital during the Depression. Dr. Viggiano continued practicing medicine into the 1950s and passed away in 1972 at the age of 95.

 

The Columbus Hospital, originally located on E. 20th St., moved to larger facilities in 1913 on E. 34th St. to be able to serve the expanding need. In 1973 the Columbus Hospital merged with the Italian Hospital and was renamed Cabrini Medical Center. It closed in 2008 due to financial difficulties and the buildings that were located then at 227 E. 19th St., Manhattan, NY were acquired by the Sloan-Kettering Cancer Center to operate an outpatient facility.

il Dottore e il Santo
Durante la seconda metà degli anni ottanta del 1800 a New York aumentò considerevolmente la necessità di servizi di supporto e di sostegno, ciò dovuto alla forte immigrazione italiana di quel periodo. Nel cercare di voler far fronte a questo bisogno, uno dei diversi segni di risposta arrivò dalla chiesa cattolica, la quale inviò diversi missionari italiani in aiuto. Tra questi volontari c’era anche Francesca Xavier Cabrini, conosciuta anche sotto il nome di Madre Cabrini, la quale sarebbe diventata il primo cittadino statunitense a venire canonizzato.
Quando lei arrivò nel Lower East Side di New York nel 1889 costituì il proprio gruppo di suore missionarie, facendo riferimento alla chiesa di St. Joachim su Roosevelt Street.

 

Come tutti, anche lei dovette affrontare le stesse sfide di coloro che arrivarono nel nuovo mondo in quegl’anni: una cultura diversa, la mancanza di contatti solidi e l’impossibilità di parlare la lingua del posto.
Nel 1890 tra gli immigrati italiani divenne chiara l’importanza di dover costruire ospedali per gli ammalati. Madre Cabrini fu pionere in questo ambito, fondando in un primo momento il Columbus Hospital nella città di New York e poi altri ospedali a Chicago e Seattle. Madre Cabrini lavorò con estremo vigore fino al 1917, anno della sua morte. Prima di quell’anno però fu in grado di stabilire centri di cura, d’accoglienza e di educazione, fornendo il suo appoggio e arrivando in diverse città degli Stati Uniti, in Italia, in Francia, in Inghilterra, in Spagna, in Brasile, in Argentina e Nicaragua. E’ stata resa santa nel 1946.

 

In quello stesso periodo, più precisamente nel 1903, un dottore di 27 anni, Donato Viggiano, arrivò a New York da Craco e cominciò a dare il proprio contributo alla comunità di immigrati del Lower East Side. Ovviamente, arrivando proprio da Craco, era preferito dai suoi paesani ed era per lo più a loro che forniva il suo aiuto dal suo ufficio di Mott Street 76. Nel 1912 sposò Elvira Manghise , con la quale andò a convivere a Brooklyn.
Senza dubbi il dottor Viggiano condivise il percorso umanitario di Madre Cabrini molte volte, supportandola e dando sostegno ai bisognosi. Questa connessione fra i due divenne ancora più chiara dopo l’affiliazione del medico al Columbus Hospital, fondato appunto dalla Cabrini.

 

Il dott. Viggiano, nonostante continuasse a lavorare nel Lower East Side servendo la comunità locale, cominciò quindi ad essere presente anche nel Columbus Hospital fino ad assumere un vero e proprio ruolo amministrativo e gestionale del centro. Negli anni trenta lui e sua moglie venivano regolarmente menzionati nei giornali locali mentre sponsorizzavano e promuovevano eventi di raccolta fondi ed attività finalizzate a supportare l’ospedale durante la depressione del paese.

 

Il dottore continuò ad esercitare la sua pratica terapeutica durante gli anni cinquanta del secolo scorso, venendo a mancare nel 1972 all’età di ben 95 anni. Il Columbus Hospital, posizionato inizialmente su E. 20th street, fu rilocato nel 1913 in un ambiente più spazioso su E. 34th street in modo da far fronte al crescente bisogno di supporto. Nel 1973 il Columbus Hospital fece una fusione con l’ospedale italiano e fu rinominato Cabrini Medical Center. Ha chiuso nel 2008 a causa di difficoltà finanziarie e gli edifici che furono spostati su 227 E. 19th street a Manhattan, New York, sono stati acquisiti dal Sloan-Kettering Cancer Center come struttura per le visite ambulatoriali.

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Rags to Riches: A Changing Scene – 58 Mulberry St.

58 Mulberry St, 1942

The connection Cracotans have to New York’s Little Italy is not unique. The area served as the home for many immigrant groups from the mid-1800s through today.

Italians first started populating the area in the l880s. The Crachesi were among them with about 400 living in the area by 1900. Over the next 24 years the number grew to several thousand when you consider the 1500 immigrants from Craco and their children and grandchildren who were born in the US. Cracotans often inhabited the same tenement buildings as their paesani. Looking at the concentrations in US Census reports, the impression is the tenements may have been a bit like Craco with families living on different levels of the buildings, a bit like living on different levels of the town back in Italy. Like Craco, the immigrants in New York worked close to where they lived. The photograph on the above, taken in 1942 is the business of Angelo Gragno at 58 Mulberry Street. The doorway to the left is a tenement at 56 Mulberry. It was inhabited by many families from Craco including Joseph Camperlengo. He recalls living there saying, “We were all family in that building.  It was like the whole building was our home.  We were constantly running up and down the stairs to visit and play with cousins.”

58 Mulberry St., 2012

Similar stories could be told about buildings that were Cracotan enclaves on Baxter, Cherry, Mott, and Roosevelt streets. The bakery was owned by Joe’s maternal grandfather Angelo Gragno from Avellino. Member Dr. Henry Camperlengo worked there and has stories of selling pizza for a nickel a slice. How things have changed. Pizza doesn’t cost a nickel any longer and the old census reports show our ancestors paid about $24/month for an apartment. Today an apartment at 56 Mulberry Street goes for $2100/month! The population of the area has changed too with Italians giving way to new immigrants. And 58 Mulberry Street changed too, as shown, it is no longer a bakery. For those of us in North America with each generation that passes we become less Cracotan, less Italian, and more American or Canadian. Preserving stories like Joe Camperlengo’s is an important way to keep a connection to our past.

Share your memories with your family, friends and anyone else that will listen.

 

 

Un Cambio di S

cena – 58 Mulberry St.

La connessione crachese presente con Little Italy di New York non è del tutto unica. Quest’area infatti fungeva da base abitativa per molti gruppi di immigrati, sbarcati dal 1800 fino ad oggi.

Gli italiani cominciarono a popolare questo territorio intorno al decennio del 1880. Tra di essi vi erano anche i crachesi, il cui numero intorno al 1900 ammontava a ben 400 soggetti. Nei primi 24 anni del secolo scorso il loro numero crebbe notevolmente fino a raggiungere le diverse migliaia: basta considerare che solo 1500 figli di immigrati crachesi nacquero sul suolo americano, per noi parlare dei loro figli e nipoti.

I crachesi occupavano spesso gli stessi palazzi in cui risiedevano i loro compaesani. Se si da un’occhiata alla demografia abitativa riportata dal censimento degli Stati Uniti di quel periodo l’impressione è che si fosse creata un’altra Craco come in Italia, con famiglie tutte della stessa origine che vivevano negli stessi palazzi uno vicino agli altri, su piani e livelli diversi.

Come a Craco, gli immigranti di New York erano soliti lavorare vicino a dove vivevano. La fotografia visibile in alto, scattata nel 1942, raffigura la bottega di Angelo Gragno, su Mulberry Street 58. La porta a sinistra lascia accedere all’abitazione di Mulberry Street 56, la quale era abitata da molte famiglie, tra le quali anche quella di Joseph Camperlengo.
Riquardo alla vita in quell’edificio, ci dice: “c’erano molte famiglie al suo interno. E’ come se l’intero palazzo fosse una casa unica. Noi correvamo constantemente su e giù per le scale per trovarci e per giocare con i nostri cugini”.
Storie simili possono essere raccolte anche da altri immigrati che vivevano su Baxter, Cherry, Mott e Roosevelt street.

Il forno era di proprietà del nonno materno di Joe, Angelo Gragno da Avellino.
Il membro del gruppo dottor Henry Camperlengo era solito lavorare in quella bottega e ricorda molte storie di come lui vendeva la pizza al prezzo di circa un nickel a trancio.

Come sono cambiate le cose da allora. La pizza non costa più un nickel, tra l’altro un vecchio censimento ci riporta come i nostri antenati pagassero un affitto di circa 24 dollari al mese per un appartamento. Oggi il prezzo di un appartamento su Mulberry Street si aggira intorno ai 2100 dollari al mese!

Anche la popolazione dell’area si è modificata, lasciando gli italiani spazio a nuovi immigrati. Oggi il negozio di Mulberry 58 non è più quello di allora, come visibile, soprattutto non è più un forno.

Per tutti coloro che come noi vivono in Nord America, ci rendiamo conto come, con il passare del tempo, ogni nuova generazione diventi sempre meno crachese, meno italiana, e maggiormente americana o canadese. Riuscire a mantenere in vita storie come quella di Joe Camperlengo rappresenta per tutti noi un modo importante per continuare il collegamento con il nostro passato. Condividete quindi i vostri ricordi con le vostre famiglie, i vostri amici e tutti coloro che sono interessati ad ascoltarli.

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Rags to Riches: Murder on Baxter Street

 

Conditions in New York City between 1890-1900 changed significantly over the prior decade making it a bit more hospitable for arriving immigrants. The Crachesi arriving, especially towards the later part of the peri-od, saw a different place from that ex-perienced by their fellow townspeople only a few years before.

It is from this period before the turn of the century that stories emerge, from both public and private sources that give us an understanding about their daily lives and experiences here in America. After public outcry over the living conditions, sections of the area known as “Mulberry Bend” were being raised and new tenement buildings were beginning to be erected. Conditions in these newer buildings were better but were still surrounded with older structures and crowding that add-ed stress and difficulty to everyday life. An example of how living in close quarters may have turned ugly can be found in the court records for The People and State of New York against Leonardo Larrubia. The case revolved around the November 15, 1891 murder of Vincenzo Rivirit (mis-spelling of Viverito; this occurred in the court record with the other Cracotan names too.) Viverito was the husband of Maria Maresse (the daugh-ter of Pasquale Maresse the Cracotan-tailor written about in previous newsletters).

 

Appearing as witnesses in the case were a list of the familiar Cracotan names: Pasquale Maresse, Maria Ferrante, Pasquale Calabrese, Nicola Rubertone, Vitantonio Matera, Angela Mormando, Donato Mormado, Maria Mastronardi, Franceso Lauria, Pasquale Riviello, Vincenzo DeCesare, Francesco Camberlengo. Domenico Manghise, Maria Viverito, Francesco D’Addurno, Rosa D’Addurno, Hanni-bal Cutugno, Caterina Episcopia, Vin-cenzo Episcopia, Vincenzo Matera, Isabella Calebrese, Caterina Muzio, Nicola Muzio, Domenico Avena, Gio-vanni Donadio, Caterina Santalucia, Francesco Elia, Prospero Viggiano, Maria Zafferese, and Vincenzo Maffei. Hannibal C. Cutugno was sworn in as the interpreter and provided the transla-tion of witness testimony from the Cracotan dialect to English.

 

The opening witness was Pasquale Maresse, whose testimony provided the following background. Vincenzo Viverito returned to Craco from living in New York and married his daughter Maria Giuseppina Maresse in April 1890. Before Viverito returned to Craco he was living in New York City with Rosa D’Addurno. After Viverito left, Rosa D’Addurno began living with Leonardo Larrubia at 47 Baxter Street. Rosa wrote a letter to Pasquale Maresse before the wedding telling him of her relationship with Vincenzo and threatened ill to-wards the couple if they married but the wedding took place. When Vincenzo Viverito and his wife Maria Maresse arrived in New York in December 1890 the stage was set for direct conflict.

On the evening of Sunday Nevember 15, 1891 Vitantonio Matera was holding a christening party at his apartment on 47 Baxter St. Friends and neighbors attending included Larubbia and Viverito. Larrubbia supplied the music by playing the accordion while Rosa D’Addurno played the tambourine. There was dancing until Larubbia and D’Addurno left at about 6 pm. They were followed out by Vincenzo Viverito. Five minutes later shots rang out in the street and Viverito was mortally wounded.

As the other witnesses appeared we get more details about the event but also vignettes of their daily lives and interactions. Nicola Rubertone testified he taught Rosa D’Addurno’s son, Pasquale Calabrese, how to write (Pasquale testified he wrote the threatening letter to Pasquale Maresse for her). Angela Mormando and Maria Mastronardi testified about their observations of events that evening while they washed clothing at the fire hydrant outside their home at 47 Baxter Street. Francesco Lauria gave testimony about being at the public urinal on the street with Larubbio and Viverito after they left the christening. Words were passed between them and a fist fight broke out. He tried to separate them but Larubbia (who had been knocked down in the fight) got up and pulled a pistol shooting Viverito three times. Viverito, still conscious, asked to be carried home, while still holding the wooden pipe he always smoked in his teeth.

Fifteen year old Vincenzo DeCesare testified that he worked but was playing in the street that evening and saw the shots fired. Domenica Manghise (sister of Pasquale Maresse) testified that she had a dispute with Rosa D’Addurno in July, during the celebra-tion of the Feast of Our Lady of Mt. Carmel, over money Rosa owed Dome-nica’s husband and during the encoun-ter Leonadro Larrubia threatened her with his pistol. Francesco D’Addurno testified that he worked as a longshoreman with Larrubia for four months and they discussed committing a crime and how to get away with it if you had enough money to run away to another part of America (Francesco also testified he the godfather to Vincenzo Viverito and Maria Maresse’s infant son.)
Defense witnesses then appeared with Caterina and Vincenzo Episcopia testifying about a fight at an Easter Sunday celebration at Larubbia’s house where Viverito threatened Leonardo and struck Rosa. Isabella Callabrese (daughter of Rosa D’Addurno) also testified to events at that event. Maria Zafferese (aunt of Leonardo) added testimony that Vincenzo Viverito visited her often and threatened to harm Leonardo. Nicola Muzio testified he knew Larrubia since he was a boy and that Viverito was a “quarrelsome man.” Caterina Santalucia, refuted the testimony of 15 year old Vincenzo DeCesare (she reported that everyone called him “Jimmie” and not Vincenzo) saying he could not have observed anything because he was playing “morro” with Antonio Benedetto. Sixteen year old Donato Mormando (son of Nicola Mormando and Caterina Muzio) testified to his observations as he was going out from his home at 47 Baxter St. to get two pints of beer.

Forty year old Rosa D’Addurno then took the stand and testified about her life and relationships with both men ultimately claiming Vincenzo Viverito felt Leonardo Larubbio had committed a “cornuto” against him, even though he now had his own wife, making that the reason there was bad blood between them. Francesco Elia, a butcher with a shop at 5 Roosevelt St., Prospero Viggiano and Vincenzo Maffei, barbers with a shop at 169 Park Row, all testifying to the good character of Leonardo Larrubia.

Then 25 year old Leonardo Larrubbia took the stand in his defense testifying he arrived in New York three years ago. He moved in with Rosa in December 1891 and confirmed he had quarrels with Viverito before the shooting. He told of purchasing a pistol for fifty-cents from an Italian returning home in November 1890. He carried it every Sunday when he was dressed up in his vest pocket and whenever he had “lots of money on my person” (he was carrying $175 the night of the shooting). That Sunday he was going to visit a sick cousin when he met Francesco Lauria who invited him to play cards and they drank “a couple of pints of beer” before Vitantonio Matera arrived and asked him to play his accordion at the christening. He provided his account of the fight and shooting and was also compelled to mention his imprisonment in Italy for assaulting Nicola Torraca and threatening Domenica Parziale with a knife for being a witness against him.

The jury returned a verdict on June 2nd of second degree murder and Larrubia was sentenced to life in prison. This interesting snapshot of a tragedy played out amongst Cracotans in New York the majority of them were struggling daily to improve their lives. Many of the witnesses that appeared in the trial were slowly gaining ground. We know that Prospero Viggiano and his brothers all had long and successful lives. They also were responsible for sponsoring others who came from Craco and helped them learn the trade. Others, such as the Benedetto and Mormando families, were staking claims in the paper stock, rag and junk businesses. The Benedettos are attributed to starting the first major recycling center in New York City in 1896, where they collected rags, newspaper, and trash with a pushcart. This allowed other Cracotans in the trade to had someone who they knew, trusted and could converse in their native dialect to deal with in business. The culmination of all the Cracotan efforts and achievements in New York up this this point came in 1899 with the creation of the Societá San Vincenzo Martire di Craco. Organized as a mutual aid society, by seven individuals representing the community this group would be a central focus of Cracotans in New York for almost half-a-century. Pasquale Maresse, the witness in the Larrubia trial and successful tailor with a business on Spring St., was among the incorporators. As the Cracotans in New York faced the turn of the 20th century the stage was set for a wave of new immigrants to join them in the next decade.

OMICIDIO IN BAXTER STREET

Le condizioni di New York City tra il 1890 ed il 1900 mutarono completamente rispetto al decennio antecedente, rendendo la città un luogo sempre piu’ ospitale per gli immigrati nel quale abitare. I crachesi in arrivo specialmente verso la fine del periodo, videro una New York molto diversa da quella in cui arrivarono i loro predecessori appena qualche anno prima.

E’ proprio in questa sezione temporale di fine secolo che presero piede diversi racconti, ottenuti poi sia da fonti pubbliche che private. Queste storie ci aiutano a comprendere con maggiore facilità come dovesse essere la vita di tutti i giorni degli immigrati e le loro esperienze quotidiane. Dopo notevoli lamentele pubbliche circa le condizioni sanitarie, diverse sezioni dell’area conosciuta come “Mulberry Bend” furono completamente demolite e rimpiazzate da nuovi palazzi. Ciò comportò un notevole miglioramento delle condizioni all’interno dei nuovi edifici, nonostante anche quest’ultimi fossero ancora circondati da strutture piu’ vecchie e sovraffollate, fattore di disagio e difficoltà nella vita quotidiana. Un esempio di quanto pesante potesse essere vivere in quei quartieri vicini può essere intuito informandosi sul caso giudiziario di The People and State of New York against Leonardo Larrubia (“La gente e lo Stato di New York contro Leonardo Larrubia”, in lingua italiana). Il caso riguarda l’assassinio di Vincenzo Rivirit (in realtà “Viverito” a causa di un errore ortografico. Questo tipo di errore era comune sui nomi crachesi durante i casi giudiziari), avvenuto il 15 novembre del 1891. Viverito era il marito di Maria Maresse (figlia di Pasquale Maresse, sarto crachese degno di nota, già menzionato negli aggiornamenti mensili precedenti).

Davanti alla corte apparirono come testimoni una serie di persone, tutte caratterizzate da nomi famigliari crachesi a noi ben comuni: Pasquale Maresse, Maria Ferrante, Pasquale Calabrese, Nicola Rubertone, Vitantonio Matera, Angela Mormando, Donato Mormando, Maria Mastronardi, Franceso Lauria, Pasquale Riviello, Vincenzo DeCesare, Francesco Camberlengo. Domenico Manghise, Maria Viverito, Francesco D’Addurno, Rosa D’Addurno, Hannibal Cutugno, Caterina Episcopia, Vincenzo Episcopia, Vincenzo Matera, Isabella Calebrese, Caterina Muzio, Nicola Muzio, Domenico Avena, Giovanni Donadio, Caterina Santalucia, Francesco Elia, Prospero Viggiano, Maria Zafferese e Vincenzo Maffei. Ad Hannibal C. Cutugno in particolare fu dato il compito di tradurre dal dialetto crachese all’inglese le testimonianze di tutti i presenti.

Il primo ad essere ascoltato fu Pasquale Maresse, il quale fornì la seguente versione dei fatti. Vincenzo Viverito era tornato a Craco dopo aver vissuto a New York e nel 1890 aveva sposato Maria Giuseppina Maresse, figlia di Pasquale Maresse stesso. Prima che Viverito tornasse a Craco, aveva convissuto a New York con Rosa D’Addurno. Una volta partito per l’Italia, Rosa D’Addurno aveva cambiato consorte, ed era andata a vivere quindi con Leonardo Larubbia su 47 Baxter Street. Rosa scrisse una lettera a Pasquale prima del matrimonio di Vincenzo Viverito con Maria Giuseppina, informandolo della sua relazione precedente con Vincenzo stesso. Rosa aveva minacciato la coppia nel caso di matrimonio, ma Vincenzo e Maria Giuseppina, senza troppi scrupoli nè preoccupazioni, si unirono in matrimonio. Quando Vincenzo Viverito e Maria Giuseppina Maresse arrivarono a New York nel dicembre 1890 tutto era già pronto per un conflitto diretto.

Vitantonio Matera aveva organizzato una festa di battesimo per il figlio nel suo appartamento di Baxter Street 47 durante la sera di domenica 15 novembre 1891. Tra gli amici ed i vicini c’erano anche Larubbia e Viverito. Larubbia in particolare era stato arruolato per suonare la fisarmonica, mentre Rosa d’Addurno lo assecondava con il tamburello. L’atmosfera era abbastanza gioviale, caratterizzata da balli e danze, finchè Larubbia e D’Addurno non si allontanarono fuori dall’edificio intorno alle 6 di sera. Vincenzo Viverito gli aveva seguiti fuori. Cinque minuti dopo si sentirono degli spari nella via, seguiti dal macabro spettacolo di Viverito, ferito mortalmente in strada.

Grazie alle ulteriori informazioni fuoriuscite dalle altre testimonianze siamo in grado di ottenere maggiori dettagli sull’evento ma anche di raffigurare il corso della loro vita quotidiana e delle loro interazioni. Nicola Rubertone testimoniò di aver insegnato a scrivere a Pasquale Calabrese, figlio di Rosa D’Addurno. Era stato infatti Pasquale Calabrese stesso a scrivere la lettera di minaccia che Rosa avrebbe poi spedito a Pasquale Maresse. Angela Mormando e Maria Mastronardi fornirono la loro testimonianza, osservando che durante la sera del delitto infatti si trovavano fuori dalle loro case su Baxter Street 47. In quel momento stavano lavando i panni utilizzando l’idrante in strada. Francesco Lauria invece spiegò che lui si trovava nell’urinatoio pubblico in strada assieme a Larubbio e Viverito, una volta usciti dall’abitazione dove si stava festeggiando per il battesimo. Tutto sembrava essere sfociato dopo uno scambio di parole pesanti, quando appunto i due cominciarono a scazzottarsi. Lauria quindi cercò di separarli ma Larubbia (che era finito a terra, ripetutamente colpito ed in evidente difficoltà) riuscì a rialzarsi e a sparare tre colpi di pistola contro Viverito. Viverito, ancora coscente, chiese di essere riportato a casa, tenendo stretto tra i denti quella sua pipa che era solito fumare e portare sempre con sè.

Il quindicenne Vincenzo DeCesare testimoniò che stava lavorando quella sera, che in quell’attimo stava suonando in strada e vide la sparatoria chiaramente. Domenica Manghise (sorella di Pasquale Maresse) confessò di aver avuto una disputa con Rosa D’Addurno nel luglio di quell’anno, durante la celebrazione della festa newyorkese di “Our Lady of Mt. Carmel”. La lite riguardava una somma di denaro che Rosa avrebbe dovuto pagare al marito di Domenica, e proprio durante quell’occasione era stata minacciata di morte da Leonardo Larrubia con la sua pistola. Francesco D’Addurno disse di aver lavorato come scaricatore di porto con Larrubia per quattro mesi e di aver discusso con lui come fosse possibile commettere un crimine uscendone senza nessuna condanna con abbastanza soldi per scappare in un altra parte dell’America (Francesco aveva anche aggiunto di essere il padrino del figlio appena nato di Vincenzo Viverito e di Maria Maresse).

In difesa della coppia c’erano Caterina e Vincenzo Episcopia. Le loro testimonianze parlavano di un litigio scoppiato a casa Larubbia a causa di Viverito, il quale sembrava aver minacciato Leonardo e aver colpito Rosa durante la domenica di Pasqua. Anche Isabella Calabrese (figlia di Rosa D’Addurno) era presente in tribunale. Maria Zaffarese (zia di Leonardo) aggiunse che Viverito l’aveva visitata spesso di recente e che aveva minacciato piu’ volte Leonardo. Nicola Muzio confermò di conoscere Larrubia da quando era ragazzo e sottolineò quanto Viverito fosse una persona particolarmente aggressiva e litigiosa. Caterina Santalucia si oppose alla testimonianza del quindicenne Vincenzo DeCesare (Vincenzo DeCesare era per lo piu’ conosciuto con il nome di Jimmy e non Vincenzo), accusandolo di non aver potuto vedere niente dal momento che stava giocando a “morro” con Antonio Benedetto. Il sedicenne Donato Mormando (figlio di Nicola Mormando e Caterina Muzio) aggiunse ulteriori osservazioni poiché, al momento del fattaccio, stava uscendo da casa sua su 47 Baxter Street per andare a prendere due pinte di birra, potendo involontariamente essere presente davanti ai fatti.

Rosa D’Addurno, ormai quarantenne al momento del delitto, attirò a sè l’attenzione della corte raccontando della sua vita e della sua relazione con entrambi gli uomini. Secondo lei, il motivo della lite e della successiva sparatoria era dovuto al fatto che Vincenzo Viverito si sentisse “cornuto” e che Leonardo Larubbio, a causa del suo coinvolgimento con Rosa stessa, avesse usurpato la sua proprietà, nonostante Vincenzo stesso avesse già un’altra moglie. Francesco Elia, macellaio e proprietario di un negozio di macelleria su 5 Roosevelt Street, assieme a Prospero Viggiano e Vincenzo Maffei, barbieri con un negozio su 169 Park Row, testimoniarono tutti a favore del buon carattere di Leonardo Larrubia.

A quel punto seguì la testimonianza di Leonardo Larrubbia, di appena 25 anni in quel periodo. Lui era arrivato a New York tre anni prima, confermando di convivere con Rosa dal Dicembre 1891 e di aver avuto diversi litigi con Viverito in precedenza. Confermò anche di aver comprato una pistola da un italiano in partenza verso l’Italia nel Novembre del 1890, pagandola cinquanta centesimi. Leonardo la portava con sè ogni domenica quando indossava un abito, tenendola nella tasca interna della giacca, oppure ogni volta che portava con sè “una somma di denaro notevole”. La sera della sparatoria aveva con sè infatti ben 175 dollari. Quella domenica Leonardo stava per andare a visitare un amico malato quando incontrò sul suo tragitto Francesco Lauria che l’invitò a giocare a carte. I due bevvero un paio di pinte di birra prima di incontrare Vitantonio Matera che gli chiese di suonare la fisarmonica durante la festa per il battesimo di suo figlio. Leonardo confermò della lite, dei colpi di pistola e fu costretto anche ad ammettere di un suo periodo di reclusione in Italia dovuto ad un suo attacco contro Nicola Torraca e a delle minacce con un coltello effettuate nei confronti di Domenica Parziale che aveva testimoniato contro di lui.

La giuria esibì il proprio verdetto il 2 di Giugno di quell’anno, condannando Larrubia di omicidio di secondo grado, per cui la punizione fu l’ergastolo.Questa tragica immagine ritrae in parte il ruolo di molti crachesi che vivevano a New York in quel periodo e di come ognuno di loro dovesse combattere tutti i giorni per migliorare le proprie condizioni. Molti dei testimoni che avevano parlato a favore di uno o dell’altro degli imputati stavano infatti costruendo una loro nuova vita. Sappiamo che Prospero Viggiano e che tutti i suoi fratelli furono particolarmente longevi ed ebbero tutti una vita ricca di successo: furono anche particolarmente attivi nello sponsorizzare altri crachesi dall’Italia e nell’insegnare loro come commerciare.

Altri come i Benedetto o i Mormando si erano inseriti nel business della carta, degli stracci e dell’immondizia che raccoglievano e riuscivano e rivendere. I Benedetto in particolare sono considerati i primi pioneri del settore e a loro è attribuito il primo centro di riciclaggio di New York City del 1896. Al suo interno raccoglievano con dei carretti stracci, giornali e rifiuti. Altri crachesi si unirono poi a questo tipo di commercio, vista la vicinanza linguistica, la facilità di comunicazione nel loro dialetto nativo e la fiducia che si poteva istaurare tra di loro. Il culmine del progresso fu raggiunto nel 1899 grazie agli sforzi dei crachesi e ai loro raggiungimenti lavorativi a New York. Il 1899 fu l’anno della creazione della Societá San Vincenzo Martire di Craco.

Il gruppo, stabilito da appena sette rappresentanti della comunità crachese, iniziò come società atta a fornire sostegno reciproco e supporto tra i suoi partecipanti: si sviluppò fino a rappresentare un punto centrale della comunità crachese di New York per quasi cinquant’anni. Pasquale Marrese fu uno dei fondatori, testimone durante il caso Larrubia, famoso sarto e proprietario del suo negozio su Spring Street. Mentre i crachesi a New York si stavano preparando per il passaggio verso il ventesimo secolo, il palcoscenico mondiale stava cambiando e molti nuovi crachesi sarebbero stati pronti per partire dall’Italia durante il decennio successivo.

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Rags to Riches: Paper Stock — A Cracotan Specialty in New York

Paper Stock Truck South Street, New York

The James Gallo & Sons Safe

The Society has assisted many members researching their family histories. Many of early 20th century US records show families involved in a business called “paper stock.” This business nurtured many from Craco and was heavily dominated by them through the mid-century. Today, the paper stock business is more recognizable under the term of “recycling” but during prior times the owners were also known as” dealers in waste paper,” and dealers in “paper mill supplies.”

Loading Bags 520 Water Street

Exactly how the Craceshi entered this business is unknown but an answer to the question may come from some contemporary sources at the turn of the century. Jacob Riis author of How The Other Half Lives observed in the 1880’s that, “…there is money to be made in New York’s ash-barrel, but it was left to the genius of the “padrone” to develop the full resources of the mine that was to become the exclusive preserve of the Italian immigrant.” At that time New York City hired gangs of men to trim ash scows before they were taken to sea for off-loading. Besides being paid a dollar and a half for the day they could keep whatever they found. This provided them with bones, rags, tin cans, and other waste that formed another source of revenue. Thomas Edison filmed scenes as he was developing the movie camera that include ones showing men and boys stuffing paper into burlap bags. New York City, with its heavy concentration of printing trades and office buildings was a prime location for this type of business

The 1907 New York City Directory has a business listing for 103 “Paper Stock” companies and among them are 22 names of business owners that have Crachesi roots. By 1918 White-Orr’s Reference Register listed 79 paper stock businesses in New York City, with 24 of them recognizable as Cracotans. By 1934 the business directory shrunk to 66 listings but 26 were Cracotans. So as the industry contracted over the years the Crachesi expanded their presence; going from 21% of the business owners in 1907 to 39% in 1934.
The bulk of their businesses were located in the Lower Manhattan commercial loft areas that were adjacent to the tenement neighborhood they called home. These were family businesses that sometimes included wives in roles sorting paper into different grades.

Loading Truck New York Street

Benedetto Trucks, 520 Water St, New York

The daily business cycle generally started early in the morning with trucks driving to customer locations where waste paper would be picked up. Back at the warehouse a crew would be sorting the paper into grades. After enough of a grade of paper was sorted it would be baled and stored. The baled paper would be sold to a broker who delivered it to paper mills that converted the scrap paper into new products. Paper grading was an important part of the process since price was related to the type of paper. The sorting of office waste sometime provided surprises and windfalls. Children in paper stock families always had pencils, pens and paper albeit used. But sometimes workers were more fortunate. Besides finding money or other small valuable there are also stories of individuals finding fortunes in bonds that dramatically changed their lives. After WWII changes in technology, urban redevelopment and lifestyle preferences impacted the business putting pressure on the smaller independent business owners.

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