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February in Craco Vecchio

In the cycle of life in Craco Vecchio that was tied to the land and church February was a quiet month as the earth remained silent and cold.  Cracotans prepared for the Lenten season and the fasting that accompanies Lent.

The Earth: In the fields, the grain and “fave” would be hoed with the “zappa”.

The Church:  “Carnevale” continued until Mardi Gras when all cooking utensils were washed in a pot of hot ashes to remove all traces of fat.  Ash Wednesday would start the Lenten season with fasting.

The photo above, although not a February scene serves to illustrate the topography of the area.  Looking at it, along with the photo on page 1, the rolling countryside is clearly the main feature.  A closer look reveals that the vegetation, including cactus that is typical of the semi-arid conditions around Craco.    Yet the soil supports cultivated crops producing wonderful harvests of some of the finest wheat.  This explains why the Craco stemma shows an arm holding stalks of wheat in front of a rolling hillside.  And reportedly it is the reason Craco was originally called Montedoro (Hill of Gold) because of the abundant grain harvest even back then.

With immigration to America at the turn of the 20th Century, Crachesi  found the metropolitan locations they settled impacted their annual cycle.  There weren’t many fields to hoe in Lower Manhattan and no jobs there as farm labourers.  However, within a decade, as people moved to the suburbs they invariably all planted gardens of kitchen crops and fruit trees.

The church cycle was easier to keep as the events were universal.  The difference may have been that rather than celebrating these events in their isolated hilltop village they were now exposed Italians from other areas with different traditions.

 

Febbraio a Craco Vecchio

Secondo il ciclo vitalizio di Craco vecchio, strettamente legato ai cicli agricoli terreni ed ecclesiastici, febbraio veniva definito come un mese particolamente calmo: si diceva infatti che la terra rimanesse fredda e silenziosa. I crachesi solevano prepararsi alla stagione delle lenticchie e alla loro raccolta.

La Terra: nei campi il grano e le fave venivano zappati.

La Chiesa: il rito del “carnevale” era solito essere celebrato fino a Martedì grasso, e terminava proprio con una pulizia di tutti gli utensili all’interno di un paiolo colmo di ceneri ardenti, atto ad eliminare ogni possibile traccia residua di grasso o cibo. Il mercoledì delle ceneri dava inizio al periodo della quaresima e quindi al digiuno.

La foto riportata in alto, nonostante non sia un’immagine scattata in febbraio è utile ad illustrare la realtà topografica dell’area. Se la si guarda con attenzione assieme alla foto di pagina uno, è facile notare come il paesaggio circostante sia chiaramente protagonista. Da vicino è facile notarne la vegetazione, quindi i cactus e gli arbusti tipici delle clima semi-arido nel quale Craco è immerso.

Nonostante ciò la terra è fertile, alimenta i raccolti producendo chicci tra i più preziosi. Questo ci spiega perché lo stemma di Craco sia rappresentato da una mano che regge un fascio di grano davanti ad una collina ricurva, e anche perché in passato il nome originale di Craco fosse Montedoro: già dall’antichità infatti i raccolti solevano essere ricchi ed abbondanti.

In seguito al forte flusso migratorio verso il Nord-America intorno agli inizi del ventesimo secolo, i crachesi si resero presto conto che nei nuovi territori urbani dove si erano insediati il loro ciclo vitalizio annuale non poteva essere sostenuto. Non c’erano infatti molti campi da coltivare e da far fruttare intorno a Lower Manhattan e neppure impieghi come contadini o braccianti terrieri. Nonostante ciò, in un decennio circa, i crachesi che si spostavano verso le aree suburbane si assicurarono l’acquisto di un pezzo di terra all’interno del quale riuscirono a piantare orti, dai quali ricavavano le proprie erbe aromatizzate per la cucina, e giardini ricchi di alberi da frutto.

Il ciclo ecclesiastico era più facile da rispettare dal momento che gli eventi e le celebrazioni da condurre erano universali e non necessitavano di determinate condizioni paesaggistiche. L’unica differenza stava nella modalità stessa delle celebrazioni: mentre prima infatti i crachesi potevano celebrare i riti sul cucuzzolo della propria collina unicamente tra di loro, in america erano in continuo contatto con altri immigrati che, se pur sempre italiani, avevano diverse tradizioni e stili di vita.

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