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August in Craco Vecchio

Then and now, harvest is the culmination of an entire year’s work and its completion is cause for celebration in all cultures.

August was a busy month in Craco for preserving foods that will be used throughout the winter months.  Countless bottles of tomatoes were preserved as a paste, pieces, or as whole peeled tomatoes.

People also sifted and sorted the faveand ceci beans to select the best of them which were put into sacs for the winter. The not-so-good legumes were used as food for the animals.
“Ceci al tufo” and fave beans were dried and prepared as snack foods along with Ceci al tufo.  Lupini beans were brined and preserved for snacking too.

In Craco this culminates on August 15th with the celebration of Ferragosto, which is celebrated throughout Italy and coincides with the Roman Catholic holy day of the Assumption.

 

 

After Ferragosto, many people from Craco would walk to the neighboring town of Pisticci to celebrate the feast of San Rocco there.

 

 

 

 

 

AGOSTO A CRACO VECCHIO

Tutt’oggi come un tempo, il raccolto è il risultato culmine di un anno intero di lavoro, il cui completamento è per tutti i popoli sinonimo di celebrazioni e gioia.

Agosto a Craco era un mese di grande lavoro, durante il quale si cominciavano a mettere in conserva i cibi da consumare durante i mesi invernali. Innumerevoli erano quindi le bottiglie di pomodori che venivano preparate per essere preservate: vi erano bottiglie contenenti pezzi di pomodori interi, bottiglie di pelati e bottiglie di passata di pomodoro.

La gente locale era solita selezionare e dividere le fave ed i ceci per ottenerne la parte qualitativamente migliore, anch’essa da essere poi radunato in sacchi per l’inverno. I legumi non di prima qualità venivano dati invece come foraggio per gli animali.

I “ceci al tufo” e le fave venivano essiccate per essere poi preparate come snack, quindi alimenti per spuntini veloci. Anche gli stessi Lupini venivano ripuliti per essere poi messi in conserva, anch’essi come snack.

A Craco il termine dei lavori si raggiungeva durante il 15 di Agosto circa, giorno in cui prendevano piede le celebrazioni di Ferragosto. Ferragosto, celebrato largamente tutt’ora in ogni regione italiana, coincide con il giorno di festa romano cattolico della sacra assunzione.

Dopo ferragosto molti abitanti erano soliti camminare da Craco fino al paese confinante di Pisticci per aggregarsi alla festa di San Rocco.

 

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July In Craco Vecchio

July was another busy, but rewarding month for citizens of Craco Vecchio.

They were occupied with the heavy manual labour of threshing the grain harvested in the prior month and finalizing the cultivation of fave and ceci.

Threshing grain is the process of separating grains from the stalks of the plant called chaff. In the 1950s, mechanical threshers were introduced in the area although it was difficult to get these machines onto the farms due to a lack of roads and the hilly terrain.

By today’s standards it was a slow process which has now been replaced by the use self-propelled combines to comb swaths of wheat and spew the separated grain into trucks travelling alongside.

For the fave and ceci beans, horses were used to trample over the dried crops to separate the legume from the plant. Farmers then relied on the presence of a strong wind to blow away the plant and leave the edible legumes behind.

Some were dried to preserve them for use during the long winter.

 

 

LUGLIO A CRACO VECCHIO

Luglio era un mese altrettanto ricco di attività, particolarmente gratificante per tutti i cittadini di Craco Vecchio. Gli abitanti erano infatti occupati dal duro lavoro manuale di trebbiatura del grano raccolto durante il mese precedente, oltre a dover terminare la coltivazione di fave e ceci.

La trebbiatura del grano è il processo di separazione dei chicchi dal gambo della pianta, chiamato pula. Durante gli anni cinquanta del secolo scorso le trebbiatrici sono state introdotte per la prima volta nell’area lucana: nonostante ciò, la loro espansione è stata in un primo momento ridotta poichè era difficile riuscire a trasportare queste macchine fino alle fattorie a causa della mancanza di strade e per la presenza di un territorio particolarmente collinare.

Se comparato con gli standard del giorno d’oggi però, il loro funzionamento era caratterizzato ancora da un processo molto lento, che è stato poi sostituito da macchinari automotrici in grado di estrarre le bande di frumento e di far fuoriuscire il grano separato in appositi camions in movimento a lato della trebbiatrice.

Riguardo alle fave ed ai ceci, in passato venivano usati i cavalli per calpestare la pianta in modo da separarne i semi dal resto. In seguito i contadini hanno cominciato a sfruttare la presenza della forza del vento per suddividere la pianta, lasciando quindi i legumi commestibili.

Alcuni venivano seccati per essere poi conservati durante l’inverno.

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June in Craco Vecchio

June was a busy month in Craco Vecchio. The population, moving to the rhythm of the seasons needed to address a significant agricultural milestone and also had to deal with the celebration of a church event.
 
In the fields there was much hard work that had to be done because the grain harvest was ready. Using only hand tools and with only the aid of a donkey or mule everyone contributed. This timeless process was repeated for hundreds of years. Scenes from the late 1960’s of part of the harvesting process can be seen in the Society’s DVD Craco: Visits through Time. Starting with the cutting down of the sheaves of the wheat they were then tied in bundles. The bundles then were gathered and transported to a location where it would be set aside to be threshed in July.

 
The land also provided a reward that could be consumed in June.  The first figs called “Fioroni or culummë” ripened and ready to be picked. The fig tree has 2 crops; the first (fiorini) are bigger and not as sweet and flavorful as the later ripening figs. Also, their skin tends to be tougher and thicker than those that come out later in the season. Theses are not as juicy or syrupy as the settembrini (autumn figs) that come out in the second crop later in the year.
 
At mid-month, on June 13 the Church and the townspeople celebrated the feast of St. Anthony. The children were dressed in a monk’s cloak as a devotion to St. Anthony.  Small loaves of bread, “St. Anthony’s Bread,” were baked and taken to the church to have them blessed, then they were given away to the poor.
 
Saint Anthony of Padua was born in Portugal and became a follower of St. Francis of Assisi spending his ministry in Italy.  He performed several miracles involving children and was involved in an apparition with the infant Jesus. He died on June 13, 1231. Tradition holds on the day of his death the children in the streets of the city of Padua were crying: “The saint is dead, Anthony is dead.” He was canonized within a year of his death. The city of Padua began building a large cathedral to honor him and in 1263, a child drowned near the construction site. The child’s mother  besought St. Anthony and promised that if her child were restored to life, she would give to the poor an amount of wheat equal to the weight of her child. Of course the child was saved, and her promise was kept creating the custom of “St. Anthony’s Bread.” There is the widespread tradition of placing children under his protection right from birth. From this custom followed the tradition of dressing children in a little Franciscan habit to thank the Saint for his protection and to make it known to others.

 

Giugno a Craco Vecchio

A Craco Vecchio la popolazione, che da sempre soleva seguire il ritmo delle stagioni, doveva tener presente in giugno di una mole lavorativa particolarmente pesante dal punto di vista agricolo, alla quale si aggiungevano le celebrazioni ecclesiastiche dello stesso periodo.

Nei campi infatti molto era il lavoro richiesto, comportato principalmente dalla raccolta del grano: poiché questo veniva infatti tagliato e raccolto con utensili e a mano, solo con l’aiuto ulteriore di agili asinelli o muli, tutti i popolani venivano chiamati a partecipare. Questo processo senza tempo si ripeteva da centinaia di anni seguendo le stesse modalità. Alcune immagini della scena del raccolto, risalenti alla seconda metà degli anni sessanta del secolo scorso, sono visibili dal DVD Societario di “Craco: visite attraverso il tempo”.

Tutto aveva inizio con la divisione del grano dalla paglia, la quale veniva poi raccolta in covoni. Questi covoni, o balle di paglia, venivano conservati in un luogo asciutto dove sarebbe rimasti fino a Luglio, mese in cui sarebbero poi stati sciolti e la cui paglia usata.

La terra dava vita a frutti di cui giugno era il mese di maturazione e consumazione. I primi fichi, che venivano chiamati “Fioroni” o “Columme”, maturavano ed erano pronti per essere colti proprio in questo periodo. La pianta di fico produce due tipi di frutto: il primo, chiamato “fiorino”, è più grande ma meno succoso e dolce rispetto al secondo più tardivo. In più, la buccia del fiorino è più spessa e rigida rispetto alle altre. Il secondo frutto di fico è il “settembrino”, che come lascia intendere il suo nome è un fico autunnale, più dolciastro e sciropposo.

A metà del mese, esattamente durante la giornata del giorno 13, i popolani e la chiesa celebravano la festa di Sant’Antonio. I bambini venivano vestiti con tuniche da monaco, proprio come segno di devozione e sottomissione verso il santo. Piccole pagnotte, rinomate sotto il nome di “pane di Sant’Antonio”, venivano cotte al forno per poi esser trasportate in chiesa, benedette e poi distribuite ai più poveri.

Sant’Antonio di Padova nacque in Portogallo ma divenne un seguace di San Francesco d’Assisi durante il suo periodo di catechesi in Italia. Diversi furono i miracoli che eseguì, in particolar modo su bambini, alcuni anche attribuiti al bambin Gesù. Morì il giorno 13 Giugno dell’anno 1231. Secondo la tradizione, che prese poi piede in seguito alla sua deposizione, in quella giornata i bambini nella città di Padova piangevano correndo nelle strade e lamentando la morte inaspettata del santo, urlando: “il santo è morto, Antonio è morto!”. L’anno successivo alla sua morte Antonio fu santificato.

La città di Padova cominciò quindi ad edificare un’enorme cattedrale in suo onore e nel 1263 si dice che un bambino annegò vicino allo stabile in costruzione. Secondo la leggenda. la madre del fanciullo pregò quindi Sant’Antonio e gli promise che, nel caso in cui suo figlio fosse fatto resuscitare dalla morte, lei avrebbe donato ai poveri una quantità di grano il cui peso sarebbe stato uguale al peso fisico del proprio figlio. Ovviamente il figliolo fu riportato in vita e la madre mantenne la promessa, iniziando il costume che ancor’oggi si ripete del “pane di Sant’Antonio”.

Tutt’ora sussite la tradizione di voler richiedere al santo la protezione dei propri bambini subito dopo la loro nascita. Da ciò ebbe inizio anche la tradizione di vestire i bambini in abiti francescani, finalizzata a ringraziare il santo della sua protezione e per renderlo noto a chi non lo conoscesse.

 

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May in Craco Vecchio

The month of May was a very significant month and active time in Craco Vecchio.

Following the church calendar, and centuries of tradition, on the first weekend in May they celebrated San Nicola and the Madonna della Stella, starting with a “processione” for San Nicola on the Saturday. On Sunday, the entire day is dedicated to celebrating Madonna della Stella, starting with a mass in the morning followed by a procession throughout the town.

To receive special favours from the Madonna, people would decorate a “cirio” (a wooden framed structure) with candles.  The cirio would be carried by a devotee along with the procession until it reached their home.  A small alter was prepared at the house, and prayers were said, thus completing their act of devotion.

In the afternoon, everyone gathered by the Madonna della Stella church for potato sac races, horse races, and bicycle races. In the evening, people gathered and ate fave, lupini, and ceci.  In the late 50s and 60s some amusement park rides were added for kids.  The day’s festivities always ended with a display of fireworks.

For all Festas, a committee was formed consisting of 5-10 people and overseen by the priest.  Their role was to raise funds and organize the entire festa.

Throughout the month of May there were daily visits to the church of the Madonna della Stella to celebrate mass or to say the rosary.

In the fields May was also a busy month.  The fave and ceci were picked and left in a large pile to dry.

The people also started preparing for the arrival of hired farm hands that came from as far away as Lecce to assist with the grain harvest.

 

Maggio a Craco Vecchio

Maggio è da sempre stato un mese particolarmente significativo e ricchio d’attività a Craco vecchio.

Secondo il calendario ecclesiastico e secondo secoli di tradizioni, durante il primo finesettimana di maggio venivano festeggiati con una processione San Nicola e la Madonna della Stella.

Mentre la processione per San Nicola si celebrava di sabato, la giornata della domenica era interamente dedicata alla Madonna della Stella: le celebrazioni iniziavano con una messa durante la mattinata, seguita poi da una processione in suo onore attraverso la cittadina.

Gli abitanti solevano decorare un “cirio” (così veniva chiamata un tipo di struttura in legno) con delle candele per ricevere i favori della Madonna. Ogni cirio veniva trasportato durante la processione dal proprio credente, finchè egli non raggiungeva la propria abitazione sempre seguendo la processione. In casa sua veniva quindi innalzato un altarino sul quale i famigliari pregavano, completando in questo modo il loro rito di devozione.

Nel pomeriggio tutti si riunivano nella chiesa della Madonna della Stella per giocare con i sacchi di patate, per fare gare equestri ed in bicicletta. Durante la sera invece la gente soleva riunirsi nuovamente per mangiare fave, lupini e ceci. Al termine della seconda metà degli anni cinquanta e degli anni sessanta del secolo scorso furono aggiunte alle consuete celebrazioni anche delle giostre per i bambini. Il termine delle festività era caratterizzato sempre da scene di fuochi artificiali.

Durante ogni festa veniva eletta una delegazione di circa 5-10 persone, capitanata dal parroco di paese. Il loro ruolo era quello d’ottenere fondi e di organizzare il corso dell’intera festa.

Durante tutto il mese di maggio la chiesa della Madonna della Stella veniva quotidianamente visitata da credenti, i quali partecipavano alle messe o più semplice-mente si trovavano per dire il rosario.

Nei campi maggio era invce un mese molto intenso. Venivano raccolte le fave e i ceci, prima di venire essiccate in largi contenitori appositi.

Gli abitanti iniziavano a prepararsi per l’arrivo dei manovali, contadini che assistevano e lavoravano durante la raccolta del grano e che arrivavano fin da Lecce.

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April in Craco Vecchio

April in Craco Vecchio was dominated by the Lenten observance and the celebration of Easter.  The work relating to the fields and earth was minimal as the planting was completed for the first crops.   However, the activity level at the church was greater.

Holy Week was a very special time of religious observation.  There were special foods made during Holy Week:  “biscotti con finocchio”, “biscotti con le uova”, “pupa” (doll-shaped cookies for kids) or “borsette” (purses) made with hard boiled eggs.

On Holy Thursday, 12 young boys would have their feet washed by the priest at the church as a symbol of Jesus washing the feet of his disciples.

Good Friday always commemorated the death of Jesus by a “processione”.  This started as two separate processions – one led by a man symbolizing Jesus, the other, led by a woman symbolic of his mother Mary.  Winding through laneways past the Church of the Madonna della Monserrato they joined in the piazza as a symbol of Jesus meeting his mother as He carried the cross to His death.  The photographs, provided by Fil Francavilla, to the left and below show these events in 1962.

During the procession timeless chants were sung  and can be seen on the Society website  at Good Friday Processione Chants

On Easter Sunday it was customary to eat hard boiled eggs and “soppressata” for antipasto, then “capretto” (goat) or agnello (lamb) would be served, always followed by a “dolce” (cake).  Children would kiss the hands of the elders who would give them hard boiled eggs or money.

 

Aprile en Craco Vecchio

A Craco Vecchio aprile era una mese dominato dall’osservanza della quaresima e dalla celebrazione della Pasqua. Il lavoro condotto sui campi e sulla terra era minimo dal momento che la semina era stata già completata e si attendeva quindi la crescita delle prime piantagioni. Nonostante ciò, il livello di attività ecclesiastiche era notevole.

La settimana santa era un periodo particolarmente speciale per quanto riguardavano le osservanze religiose. Durante questo tempo infatti venivano cotti cibi speciali, come i “biscotti col finocchio”, i “biscotti con le uova”, i “pupa” (dei biscottini a forma di pecora che si usava dare ai bambini) oppure le “borsette”, fatte con uova bollite dure.

Durante la giornata di giovedì santo, a dodici giovani venivano lavati i piedi dal prete della chiesa, come simbolo della lavatura dei piedi che storicamente Gesù eseguì ai suoi discepoli.

Di venerdì santo si commemorava la morte di Gesù tramite la ormai caratteristica “processione”. C’erano due processioni che prendevano piede a Craco, una capitanata da un uomo che simboleggiava la figura di Gesù, mentre la protagonista dell’altra era una donna, la quale raffigurava la vergine Maria. Serpeggiando attraverso i vicoli e i viottoli del paese, le due colonne attraversavano la chiesa della Madonna del Monserrato e finivano per congiungersi nella piazza principale, ancora una volta per simboleggiare l’incontro di Gesù con sua madre, mentre egli trasportava il peso della croce. Le fotografie, visibili in basso e a sinistra, sono state rese disponibili da Fil Francavilla e rappresentano lo scorrere dell’evento nel 1962. Durante la processione venivano cantate musiche d’ormai altri tempi: questi canti possono essere letti e consultati sul sito della società seguendo il collegamento a canti della processione del venerdì santo.

Durante la domenica di Pasqua si usavano mangiare come antipasto uova bollite dure e la “soppressata”, venivano poi serviti il “capretto” o “l’agnello”, ed infine seguiva il “dolce”. I bambini solevano baciare le mani degli anziani che davano loro soldi o uova bollite.

 

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March in Craco Vecchio

March in Craco was a a time of reawakening.  In keeping with the seasonal cycle followed by the inhabitants of Craco Vecchio they tended to the fields and to their spiritual needs.

The Earth:  As the earth re-awakens, life is renewed in the fields.  The warm March sun begins to caress the grain.   In the fields, grain was tended and fertilized, and people began preparing the soil for vegetables and fruit to be planted.

The Church: March 19th—San Giuseppe, was celebrated on this saint day by having large bonfires – the largest one in the piazza.  It was also customary to make “fecazzolë” – flat fried dough pieces – and bring these to the church to be offered to the poor people.

 

Interestingly, this feast day is also celebrated as Father’s Day in Italy (as it is in Spain and Portugal).  But the day also has other far reaching connections to customs and celebrations throughout the world.

 

In Sicily, where St. Joseph is regarded by many as their Patron Saint, and many Italian-American communities, thanks are given to St. Joseph for preventing a famine during the Middle Ages. According to legend, there was a severe drought and the people prayed for rain. They promised they would prepare a  large banquet.  The fava bean was the crop which saved the population from starvation, and is a traditional part of St. Joseph’s Day altars and traditions.

In the US, New Orleans, Louisiana, which was a major port of entry for Sicilian immigrants during the late 19th century, the Feast of St. Joseph is a city-wide event. Both public and private St. Joseph’s altars are traditionally built. There are also parades in honor of St. Joseph and the Italian population of New Orleans, which are similar to the many marching clubs and truck parades of Mardi Gras.  In the Mid-Atlantic regions, St Joseph’s Day is traditionally associated with the return of anadromous fish, such as eels and striped bass, to their natal rivers, like the Delaware.  St Joseph’s Day is also celebrated in other American communities with high proportions of Italians such as New York City; Buffalo, NY; Chicago, IL; Kansas City, MO; Gloucester, MA; and Rhode Island.  St. Joseph’s Day is also the day when the swallows are traditionally believed to return to Mission San Juan Capistrano after having flown south for the winter.

A common element to these events is St. Joseph’s Bread (Pane di San Giuseppe).  But it takes many forms from the fried “fecazzolë” of Craco or zeppole of Sicily to baked breads that are elaborately shaped and sculpted to represent crosses, staffs, wheat sheaves, braids or images of St. Joseph.

 

 

Marzo a Craco Vecchio

Marzo a Craco Vecchio era un periodo di risveglio. I suoi abitanti seguivano il ciclo stagionale, e quindi seguivano il ritmo dei campi ed i bisogni spirituali.

La Terra: proprio grazie al risveglio della terra, la vita torna ad apparire nei campi. Il caldo sole di Marzo comincia ad accarezzare le spighe di grano. Nei campi le sementi venivano preparate, mentre i contadini cominciavano a preparare la terra e a fertilizzarla per poi piantare vegetali.

La Chiesa: il 19 di Marzo—giorno di San Giuseppe — veniva celebrato con diversi grandi falò, di cui il più grande era situato nella piazza principale del paese. Si usava anche cucinare le “fecazzolë” – frittelle piatte a base di pezzi di pasta fritta – e portarle poi in chiesa per essere donate ai poveri.

E’ curioso notare come questo giorno di festa fosse celebrato anche sotto il nome di “giorno del padre” (come avviene anche in Spagna ed in Portogallo). La celebrazione di questa giornata è connessa anche con altri usi, costumi e festività in altre parti del mondo.

In Sicilia, dove San Giuseppe è considerato da molti ed anche da molte comunità italiane come il proprio santo patrono, gli venivano offerti dei ringraziamenti ufficiali per la protezione da lui concessa durante il medio-evo. Secondo la leggenda infatti, ci fu una pesante siccità e le genti di questa regione lo pregarono affichè arrivasse la pioggia. A questo scopo, gli promisero che avrebbero celebrato una festa in suo onore. La pioggia infine arrivò, e tutti i siciliani prepararono un ampio banchetto. Il fagiolo della fava fu quindi il cereale che salvò la popolazione locale dalla carestia, ed è tutt’ora parte fondamentale dell’altare e delle tradizioni legate a San Giuseppe.

Negli Stati Uniti, esattamente a New Orleans, stato della Lousiana, porto di grande importanza vista la quantità d’immigrati siciliani che lì arrivavano durante il diciannovesimo secolo, la festa di San Giuseppe è una celebrazione cittadina. Entrambi gli altari pubblici e privati di San Giuseppe sono costruiti in maniera tradizionale.

Vengono organizzate anche parate in onore di San Giuseppe dalla popolazione italiana di New Orleans, manifestazione simili a quelle del Mardi Gras, con carri in festa e con le bande delle varie organizzazioni della città che suonano in marcia.

Nelle regioni invece sull’Atlantico, come per esempio in Delaware, il giorno di San Giuseppe è tradizionalmente associato al ritorno del maschio di diverse specie di pesci al proprio fiume natale, come l’anguilla e la spigola. Il giorno di San Giuseppe viene celebrato anche da numerose altre comunità cittadine dove la proporzione di italo-americani è alta: stiamo parlando di New York City, di Buffalo, di Chicago, di Kansas City in Montana, di Loucester nello stato del Massachussets e a Rhode Island. Il giorno di San Giuseppe è anche il giorno in cui si crede gli uccelli migratori ritornino al paese di Mission San Juan Capistrano dopo aver volato a sud per l’inverno.

Un elemento comune di tutte le celebrazioni attuate in onore di San Giuseppe è il pane di San Giuseppe. Ci vogliono però diversi pezzi di “fecazzolë” di Craco o di zeppole siciliane per ricavarne questo tipo di pane: ha infatti una forma molto particolare ed elaborata, può rappresentare croci, covoni di frumento, oggetti agricoli, treccie o l’immagine stessa di San Giuseppe.

 

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February in Craco Vecchio

In the cycle of life in Craco Vecchio that was tied to the land and church February was a quiet month as the earth remained silent and cold.  Cracotans prepared for the Lenten season and the fasting that accompanies Lent.

The Earth: In the fields, the grain and “fave” would be hoed with the “zappa”.

The Church:  “Carnevale” continued until Mardi Gras when all cooking utensils were washed in a pot of hot ashes to remove all traces of fat.  Ash Wednesday would start the Lenten season with fasting.

The photo above, although not a February scene serves to illustrate the topography of the area.  Looking at it, along with the photo on page 1, the rolling countryside is clearly the main feature.  A closer look reveals that the vegetation, including cactus that is typical of the semi-arid conditions around Craco.    Yet the soil supports cultivated crops producing wonderful harvests of some of the finest wheat.  This explains why the Craco stemma shows an arm holding stalks of wheat in front of a rolling hillside.  And reportedly it is the reason Craco was originally called Montedoro (Hill of Gold) because of the abundant grain harvest even back then.

With immigration to America at the turn of the 20th Century, Crachesi  found the metropolitan locations they settled impacted their annual cycle.  There weren’t many fields to hoe in Lower Manhattan and no jobs there as farm labourers.  However, within a decade, as people moved to the suburbs they invariably all planted gardens of kitchen crops and fruit trees.

The church cycle was easier to keep as the events were universal.  The difference may have been that rather than celebrating these events in their isolated hilltop village they were now exposed Italians from other areas with different traditions.

 

Febbraio a Craco Vecchio

Secondo il ciclo vitalizio di Craco vecchio, strettamente legato ai cicli agricoli terreni ed ecclesiastici, febbraio veniva definito come un mese particolamente calmo: si diceva infatti che la terra rimanesse fredda e silenziosa. I crachesi solevano prepararsi alla stagione delle lenticchie e alla loro raccolta.

La Terra: nei campi il grano e le fave venivano zappati.

La Chiesa: il rito del “carnevale” era solito essere celebrato fino a Martedì grasso, e terminava proprio con una pulizia di tutti gli utensili all’interno di un paiolo colmo di ceneri ardenti, atto ad eliminare ogni possibile traccia residua di grasso o cibo. Il mercoledì delle ceneri dava inizio al periodo della quaresima e quindi al digiuno.

La foto riportata in alto, nonostante non sia un’immagine scattata in febbraio è utile ad illustrare la realtà topografica dell’area. Se la si guarda con attenzione assieme alla foto di pagina uno, è facile notare come il paesaggio circostante sia chiaramente protagonista. Da vicino è facile notarne la vegetazione, quindi i cactus e gli arbusti tipici delle clima semi-arido nel quale Craco è immerso.

Nonostante ciò la terra è fertile, alimenta i raccolti producendo chicci tra i più preziosi. Questo ci spiega perché lo stemma di Craco sia rappresentato da una mano che regge un fascio di grano davanti ad una collina ricurva, e anche perché in passato il nome originale di Craco fosse Montedoro: già dall’antichità infatti i raccolti solevano essere ricchi ed abbondanti.

In seguito al forte flusso migratorio verso il Nord-America intorno agli inizi del ventesimo secolo, i crachesi si resero presto conto che nei nuovi territori urbani dove si erano insediati il loro ciclo vitalizio annuale non poteva essere sostenuto. Non c’erano infatti molti campi da coltivare e da far fruttare intorno a Lower Manhattan e neppure impieghi come contadini o braccianti terrieri. Nonostante ciò, in un decennio circa, i crachesi che si spostavano verso le aree suburbane si assicurarono l’acquisto di un pezzo di terra all’interno del quale riuscirono a piantare orti, dai quali ricavavano le proprie erbe aromatizzate per la cucina, e giardini ricchi di alberi da frutto.

Il ciclo ecclesiastico era più facile da rispettare dal momento che gli eventi e le celebrazioni da condurre erano universali e non necessitavano di determinate condizioni paesaggistiche. L’unica differenza stava nella modalità stessa delle celebrazioni: mentre prima infatti i crachesi potevano celebrare i riti sul cucuzzolo della propria collina unicamente tra di loro, in america erano in continuo contatto con altri immigrati che, se pur sempre italiani, avevano diverse tradizioni e stili di vita.

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January in Craco Vecchio:

While January signifies the beginning of our calendar, the Cracotan year was a rhythmic cycle that never ended. Unlike society today, New Year’s Eve and New Year’s Day held no special significance in the Cracotan life cycle which was based not on time but rather the needs of the agrarian calendar and the church cycle.

An understanding of life there was based on two factors:

The Earth: First half of January was busy with the processing of pork –families would kill the pig they had been fattening since October.  Women would make soppressata, pancetta, salami, prosciutto, and lard.  One of the delicacies made was “sanguinaccë” a type of pudding made with pig blood mixed with raisins, almonds, nutmeg, and other spices.

The Church: Jan 6th— Epiphany but in Craco it is also connected to La Befana.  The “Befana” is an old woman, who brings gifts to the good children on Epiphany Eve. Good children would find oranges, almonds, or candy in their stocking.  Bad children would find pieces of coal instead.  This also marked the beginning of “Carnevale” – a time of feasting and serenades with the “cupa cupa” – a homemade musical instrument.

Of course, for those who immigrated from Craco to the urban environments in North America these traditions changed but are well worth remembering.

 

Gennaio A Craco Vecchio

Mentre il mese di gennaio ha da sempre avuto come significato l’inizio del nostro calendario solare, l’anno crachese segue un ritmo temporale dinamico senza fine. A differenza della società odierna, secondo i costumi vitalizi crachesi le giornate dell’ultimo e del primo dell’anno non avevano significato alcuno. Ciò era dovuto al fatto che il ciclo di vita stesso crachese non si basava sul tempo ma più che altro sui bisogni del calendario agricolo e dei cicli ecclesiastici.

Per capire a fondo come si viveva laggiù, dobbiamo studiare a fondo due suoi fattori caratteristici, quindi:

La terra: la prima metà del mese di gennaio era spesso caratterizzata dal rito del maiale – le famiglie erano infatti solite sgozzare un maiale dopo quattro mesi circa durante i quali era stato lasciato ingrassare ben bene.

Le donne si occupavano degli insaccati, quindi della produzione della soppressata, della pancetta, del salame, del prosciutto e anche del lardo. Una delicatezza locale erano le “sanguinacce”, miscugli a base di sangue suino con uvetta, mandorle, noci e altre spezie.

La chiesa: il 6 di gennaio è il giorno dell’epifania: a Craco però ciò è connesso all’evento della “Befana”. La “Befana” rappresenta la figura di un’anziana donna, famosa per i doni che distribuisce ai bambini bravi la vigilia della notte del 6 gennaio.

I bambini che durante l’anno si sono comportati bene possono aspettarsi nella propria calza delle arance, delle mandorle o dei dolciumi. I bambini che invece sono stati cattivi riceveranno del carbone.

Questa data segnava in passato l’inizio del “carvnevale”, un momento di gioia ricco di feste, canti e serenate accompagnate dalla “cupa cupa”, un tipico strumento musicale locale fatto a mano.

Chiaramente, la maggior parte di coloro che emigrarono verso l’America e che vivono oggi giorno in ambienti metropolitani non celebrano più le antiche tradizioni, nonostante sia importante farle sempre presenti e non dimenticarle

 

 

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Madonna della Stella

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World War II – Selective Service Act

Angela Gallo welcomed several sons home to Brooklyn after serving in World War II.

After the U.S. entered WWII a new selective service act required that all men between ages 18 and 65 register for the draft. Between November 1940 and October 1946, over 10 million American men were registered.

Charles Mitchell (left) with brothers-in-law Pete and Sal Gallo.

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