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December in Craco Vecchio

December, the last month of the calendar year continued to be driven by seasonal and clerical calendar needs of the people of Craco.
As part of their agricultural calendar the picking olives and bringing them to the
frantoio (press) to make olive oil occurred this month. It was customary to sample the new olive oil by toasting bread at the frantoio and drizzling the first few drops of the virgin olive oil on the toasted bread.

 

The religious side of life in town had many dates, celebrations and traditions that occurred. On December 8th the town celebrated “Immacolata” (the feast of the Immaculate Conception.) There would be a small festa, but no procession held in the town.

This also marked the time when people began making nativity scenes with handmade clay figures, and moss gathered from the fields. These would be used to create a “presepio” a Nativity Scene.


The following week, on December 13, the celebration of the feast of Santa Lucia occurred.  It marked not only the saint’s day but also a change in the season which was always important to farming communities. This feast was celebrated by soaking ceci and grain then cooking it for several hours and offering it to the poor. The “porridge” was also eaten for breakfast on the feast day of Santa Lucia by all the town’s people.


During the week before Christmas, the kitchens were busy making seasonal specialties such as “pettole” (fried dough), “panzerotti”  (smaller versions of calzones filled with a sweet chestnut or ceci filling) and “cartellate”, (crisp pinwheel pastries sometimes called the “dahlias of San Nicola”  because of their color and shape and their association with the nuns of the hospice for pilgrims of Saint Nicholas of Bari, who also happens to be one of the patron saints of Craco).

On Christmas Eve, families gathered to eat baccala (dried salted cod) and other seafood, then attend midnight Mass at the Church of San Nicola (La Chiesa Madre). On Christmas Day families gathered to together to enjoy the day including the tradition of playing Tombola using orange peels as Tombola markers.

In Italy, tombola is a very common family game played at Christmas, and is similar to bingo. Playing tombola is a must; with all the relatives united around grandparents and small children shouting when they win a prize (adults usually don’t call a prize if there are children around, to let them win).

The traditions to celebrate Christmas also include the “presepio.”  The word presepio (Nativity Scene) comes from Latin and today it means manger or crib. The presepio is a three dimensional representation of the birth of Jesus Christ, composed of mobile figures arranged according to the artistic sense of the builder as well as realistic elements such as houses, rocks, plants etc, which is prepared for Christmas and removed by the 2nd February.

In Craco, a traditional presepio with figures made of locally obtained clay was set up in the Church of San Nicola Vescovo (Chiesa Madre).   A small light over the presepio was attached to a coin box where children would drop a coin to illuminate the scene for a minute or so, the proceeds helping to support the church.  In the early 1960s speakers were also placed in the bell tower which would play Christmas music for all to enjoy.

 

Dicembre in Craco Vecchio

Dicembre, nonchè l’ultimo mese del calendario annuale, continuava ad essere caratterizzato sia dai bisogni socio-lavorativi sia da quelli clericali degli abitanti di Craco.

Secondo il calendario agricolo, durante il mese di dicembre venivano raccolte le olive per essere poi trasportate al frantoio e quindi pressate. Una volta ottenuto il nuovo olio d’annata si usava assaporare il pane tostato, cosparso superficialmente da gocce dell’olio d’oliva vergine appena prodotto.

Il lato religioso della vita paesana di questo periodo era invece ricco di avvenimenti, celebrazioni e ricorrenze tradizionali.

L’8 di dicembre veniva e viene tutt’ora celebrato come il giorno dell’immacolata concezione: si organizzava una piccola festa ma non si preparava nessuna processione in paese. In questo periodo cominciava a prendere forma l’adozione di statuette di argilla unite a muschio, quest’ultimo appositamente preso nei campi per simulare la scena della natività del bambin gesù.  Questi materiali sarebbero stati quindi adoperati per la rappresentazione del presepio, scena della natività.

Durante la settimana successiva invece, quella del 13 di dicembre, prendeva piede la festa di Santa Lucia. Quest’avvenimento non era atto a celebrare solamente la giornata della santa, ma segnava anche il cambiamento di stagione, fatto di fondamentale importanza per tutte le comunità agricole. Durante la festa si era soliti bollire ceci e grano per diverse ore per poi essere serviti ai poveri. Il “porridge” veniva mangiato dai paesani per colazione la mattina del giorno di Santa Lucia.

La settimana antecedente al natale era molto movimentata poiché si era soliti preparare specialità locali stagionali come le “pettole” (pasta fritta), i “panzerotti” (calzoni più piccoli con un ripieno di ceci e castagne dolce) e le “cartellate”. Queste in particolare erano paste croccanti a forma di pala a vento che venivano spesso chiamate anche “i fiori di dalila di San Nicola”. Il loro nome era causato dal loro colore, dalla loro forma e dalla loro associazione alle suore dell’ospizio per pellegrini di San Nicola di Bari: anche quest’ultimo era infatti uno dei santi padroni crachesi).

La vigilia di Natale era il giorno tipico in cui le famiglie si riunivano per mangiare il baccalà ed altre leccornie a base di pesce. Dopo la cena, tutti si recavano alla chiesa di San Nicola (chiesa madre) per la messa di mezzanotte.

Per Natale invece, tutte le famiglie si riunivano per stare insieme durante tutta la giornata e divertirsi con il tradizionale gioco della tombola: a simboleggiare le pedine venivano usate spesso bucce di arancia.

In italia la tombola è un gioco molto comune che viene tutt’ora largamento praticato per Natale, molto simile al bingo. Giocare a tombola è un dovere, così come lo è lo stare assieme a tutti i parenti, agli anziani ed ai bambini piccoli, pronti ad urlare e strillare di gioia ogni volta che riescono a vincere un premio (normalmente quando ci sono i bambini gli adulti preferiscono far vincere loro e quindi far ottener loro il proprio premio). Parte delle tradizioni celebrative del natale non possono che includere anche il presepio. La parola presepio (scena di natività) deriva dal latino e significa oggi “mangiatoia” o “presa”, nel senso di presa delle mani.

Il presepio è una rappresentazione a tre dimensioni della nascita di Gesù Cristo, composta da statuine mobili disposte a piacimento secondo la vena artistica dell’ideatore del presepio stesso. Ci sono anche diversi elementi realistici come case, rocce, piante e così via: il presepio si allestisce normalmente per Natale e viene rimosso il 2 di febbraio.

A Craco si usava preparare un presepio con statuine d’argilla locale nella chiesa di San Nicola Vescovo (chiesa madre). Una piccola lampadina veniva posta sopra il presepio e collegata con un salvadanaio: ogni volta che un bambino inseriva una moneta nel salvadanaio, una luce soffusa illuminava la scena della natività per circa un minuto: tutti i ricavati venivano poi donati alla chiesa. All’inizio degli anni sessanta si cominciò a porre dei subwoofer sul campanile, in modo che tutti potessero udire le canzoni di natale.

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December/Dicembre 2021 Newsletter – Italian

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November/Novembre 2021 Newsletter Italian

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November in Craco Vecchio

The calendar in Craco Vecchio, driven by the dual agrarian and church demands on life, continued in November.

On November 1st the town celebrated All Saints Day (Tutti i Santi Ognissnati).  The main church in the town, San Nicola Vescovo, (known by the residents as the Chiesa Madre) was open all day for people to make offerings to the departed souls.  People brought offerings of grain, ceci beans, fave beans, and other legumes to the church where they were be placed into sacks.  The priest would then sell them to raise funds for the church.

The following day, on November 2 the priest celebrated a Mass for all the departed souls. The townspeople visited the cemetery to honor the departed souls of relatives, bringing a “cerrotto” (candle) to the graves.

 

With attention to the spiritual part of their lives satisfied the workers returned to the surrounding fields to continue their pattern.  They  started the planting of grain.

 

This rotation, of planting legumes and then grain, served to make the harvest more productive.  With centuries of cultivation they may have observed that harvest of grain sown into the fields that had previous had legumes grown would be productive.  Legumes, a nitrogen fixing plant, added nutrients to the soil making a better environment for the wheat that followed it.  This constant use of the fields must have also added to the stabilization of the soil on the steep slopes.  The plant roots most likely served to hold the to soil in place.

This was all hand work with only the assistance of donkeys or mules to assist in the tilling and harvesting.  Mechanization did not become available until after WWII due to the unique sloping geography around Craco.

Today in Italy the month of November opens with a national holiday, All Saints Day.  Besides the religious celebration the day is used to visit cemeteries and the graves of loved ones.

Although the celebration of Halloween, the night before All Saints Day, is not traditional in Italy there are many now who use the night before the national holiday to gather for a harvest feast that includes the new unfermented wine (known as Ribolla or Novello).   The first week of the month also opens the opera season and many towns, especially in northern and central Italy, sponsor truffle and chestnut fairs.

On November 2nd, All Souls Day, many homes set empty places at the dinner table and leave the door open for the souls of the deceased. The meal is finished up by indulging in the sweet cookie known as “Ossi di Morto” or “Bones of the Dead.”

 

Novembre a Craco Vecchio

Il classico calendario vitalizio crachese, guidato da entrambi i bisogni di vita agraria ed ecclesiastica, proseguiva ovviamente anche durante il mese di novembre.

Il primo di novembre la città era solita celebrare la festa d’ognissanti. La chiesa principale, quella di San Nicola Vescovo e conosciuta da tutti gli abitanti sotto il nome di Chiesa Madre, era aperta tutto il giorno per coloro che intendevano fare offerte per le anime dei loro cari defunti. I residenti portavano con sé in chiesa offerte di grano, ceci, fave ed altri legumi che venivano poi depositati in un secondo momento all’interno di sacchi: questi venivano poi venduti dal prete per ottenere fondi da destinare alla chiesa stessa.

Il giorno seguente, 2 di novembre, il parroco celebrava la messa per le anime dei defunti: i paesani solevano visitare il cimitero per onorare i loro cari deceduti e lasciavano a questo scopo una candela sulle tombe, chiamata anche “cerrotto”.

Facendo attenzione alla soddisfazione della vita spirituale di ognuno, i contadini ritornavano ai loro campi per riprendere il consueto ciclo lavorativo: questo era infatti l’inizio della stagione della semina del grano.

Intervallare la semina di legumi con quella del grano serviva per rendere il raccolto più produttivo. In seguito a secoli di coltivazioni era infatti stato osservato che erano più abbondanti i raccolti di grano nei campi dove antecedentemente erano cresciute piante di legumi. I legumi sono cereali caratterizzati da una propria produzione di nitrogeno e quindi hanno la caratteristica di aggiungere elementi nutrienti al terreno, rendendo più fertile l’ambiente circostante dove sarebbe poi stato fatto crescere il grano. Si pensa anche che lo sfruttamento constante dei campi abbia comportato infatti una stabilizzazione del terreno delle ripide colline che circondano Craco.

Le radici delle piante servivano molto probabilmente per trattenere il terreno stesso.

A suo tempo, ogni tipo di lavoro veniva condotto a mano, con la sola assistenza di asini e muli per la lavorazione e gestione del raccolto. Il processo di meccanizzazione non acquisì popolarità a Craco prima del termine della seconda guerra mondiale, per lo più a causa della presenza di un territorio particolarmente collinare e poco comune.

Oggi in Italia il mese di novembre si apre con la giornata di vacanza nazionale, rinomata sotto il nome di giorno d’ognissanti come già anticipato. Oltre alle celebrazioni religiose, durante questa giornata è tradizione visitare i cimiteri e le tombe dei propri cari. Nonostante la festa di Halloween, la notte del 31 ottobre, non sia una celebrazione tradizionalmente italiana, molti oggi giorno si radunano e sono soliti bere vino non fermentato (conosciuto come Ribolla o Novello). Durante la prima settimana del mese ha inizio la stagione teatrale dell’opera, mentre in molte città del nord e centro italia vengono organizzate numerose sagre del tartufo e della castagna.

Il 2 di novembre, il giorno d’ognissanti appunto, si usa lasciare dei posti liberi durante la cena ed in molte case perfino la porta aperta per facilitare la partecipazione delle anime dei parenti deceduti. Il pasto in questo caso si conclude con la distribuzione di biscotti dolci chiamati “Ossi di Morto”.

 

 

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San Vincenzo’s victory

Over the years much has emerged about San Vincenzo Martire di Craco that fills in details about his legend and makes connections to us today. The initial story of him and his cohorts in the Theban Legion were disputed for centuries. However, the existence of the Theban Legion is now accepted  and the remaining controversy surrounds the extent of the decimation of the Legion after they refused to make sacrifice  to the Roman Emperor. The original legend holds that all 6,600 members of the Legion were executed.

Historians now believe the decimation  that took place did not wipe out the entire Legion.  The Legion was brought from Egypt because the Romans needed soldiers to fill in  their ranks as  they battled in Gaul (now France)  and  they would not have wanted to waste all that manpower. After the two decimations of the Legion took place and the  soldiers were not swayed to make a sacrifice, probably one more decimation took place killing all the leaders of the Theban Legion. The remaining cohort of soldiers were then dispersed to other Roman units.

Regardless of the extent of the number of Theban soldiers killed we know that San Vincenzo was one of those who was martyred in 286AD at the order of Emperor Maximinianus. Prior to this event, in 249AD, a Roman widow, named Ciriaca, who had become a Christian sheltered many in her  home including San Lorenzo (St. Lawrence).  St. Lawrence is attributed to having cured her of  severe head pains. In 249 she donated a field in Rome on Via Tiburtina that became the graveyard named after her. (The catacombs of Santa Ciriaca are now within the municipal cemetery of Campo Verano in Rome’s San Lorenzo District.) It was in the catacombs there that San Vincenzo’s remains were interred until 1792 when they were brought to Craco. But the Theban Legion would make another historic visit to the Roman stage that played out with a much different outcome. A complicated series of events and turmoil followed the decimations that took place in 249AD with various factions contending for the position of Roman Emperor.  

The Roman Senate, unhappy with Maximianus’ rule forced him to renounce his imperial position in favor of his son.  Perhaps hedging his bets, Maximinianus then had his youngest daughter Fausta, marry Constantine one of the contenders for Emperor.  Afterwards, Maximinianus returned to Gaul (where he had ordered the destruction of the Theban Legion) and began hatching schemes against his son-in-law Constantine in an attempt to regain his imperial position.  In a confrontation with Constantine, Maximinianus’ soldiers surrendered him to his rival but Constantine generously pardoned him.  Soon after, Maximinianus returned to scheming against his son-in-law, and finally was compelled to take his own life in 310AD by “falling on his sword,” an ironic ending to someone who put the Theban troops to the sword two decades before.

As the factions contending for control of the Empire Constantine and his brother-in-law Marcus Aurelius Maxentius, the son of Maximinianus were battling for control.  Maximinianus was drowned in the Tiber River during the battle with Constantine at the Milvian Bridge.  His body was taken from the river, decapitated, and his head was paraded through the streets of Rome, another ironic connection to the decimation of the Theban Legion by his father. Constantine’s victory at the Milvian Bridge in 312AD gave him total control of the Western Roman Empire.  When he issued the Edict of Milan, making Christianity officially recognized in the Roman Empire he paved the way for Christianity to become the dominant religion throughout in Europe in the ensuing centuries.


Participating in the victory at the Milvian Bridge was a reconstituted Theban Legion.  In the years after the decimation of the Legion by Maximinianus the remnant remained in the service the Romans.  It was probably no coincidence  they chose to join Constantine in the struggle for control of the Empire over Maximinianus’ son, who they knew was responsible for the death of of their predecessors. Commemorating the victory, the Arch of Constintine was erected, outside the Colosseum in Rome.  On the Arch is recognition of the role of the Theban Legion with images of the soldiers.  

The Thebans were an auxiliary unit in the Roman Legions.  Although they are usually thought of as infantry they were actually specialists – archers.  Historically, we know they were Berbers from North Africa, serving the Egyptian Pharaohs for generations in their role as proficient and accomplished archers.  In the Roman Empire they were a valuable commodity that fit the strategy and tactics supporting the Roman Legions at a time when extra manpower was needed.  

Constantine’s Arch gives us an insight into their specialty and dress. Visible is the unique way they placed arrows in their head dress making them more quickly accessible during battle. It is ironic that the descendants of the Theban Legion end up defeating the pagans who had massacred their ancestors and contributed to Constantine opening the world to Christianity.

Today, a continuing and active connection to that era continues. The Sacred Military Constantinian Order of Saint George, traces their origin to Emperor Constantine who founded the Order following the miraculous appearance of the Cross at Saxa Rubra. The Constantinian Order has been considered one of the most ancient among the Orders of Knighthood. The Order undertakes many good deeds and support for charitable endeavors. Among them is their participation with a delegation at  the annual San Vincenzo Mass. They, along with the relic, and the story  of San Vincenzo serve to remind us of the meaning of the events seventeen hundred years ago that are celebrated by Crachesi every year on the fourth Sunday in October.


VIVA SAN VINCENZO!


Theban Soldier on Constantine’s Arch.
Un soldato tebano sull’Arco di Costantino.

la vittoria di san vincenzo

Con il passare degli anni sono stati i racconti emersi sul conto di San Vincenzo Martire di Craco. I loro dettagli ci aiutano a far luce sulla sua leggenda e sulle nostre connessioni odierne.

La veridicità della storia di San Vincenzo e dei suoi commilitoni all’interno della Legione Tebana é stata discussa per secoli. Nonostante l’esistenza della Legione Tebana sia oramai accettata, ciò di cui si dibatte ancora riguarda quanto effettivamente sanguinosa sia stata la decimazione dei legionari in seguito al loro rifiuto di adempire alla richiesta dell’imperatore romano Massimiano di effettuare un sacrificio in onore degli dei romani. La leggenda originale sostiene che un intero plotone militare composto da 6.600 soldati della Legione venne annientato.

Gli storici sostengono però che una decimazione così disumana e distruttiva sia stata del tutto improbabile. La legione venne richiamata dall’Egitto dai romani proprio perché loro avevano una forte necessità di rinforzare i loro ranghi con nuovi soldati mentre si trovavano sotto continua pressione durante i combattimenti in Gallia (ora Francia). Sprecare tutta quella potenza militare importante in un momento così critico sarebbe stato un gesto insensato e senza precedenti.

In seguito alle due decimazioni della Legione Tebana e ad un ulteriore rifiuto dei soldati di effettuare un sacrificio agli dei romani, si verificò probabilmente un’altra decimazione le cui vittime furono però i capi della Legione. I soldati superstiti vennero con tutta probabilità inclusi all’interno delle altre unità romane.

Indipendentemente dal numero effettivo dei soldati tebani uccisi, crediamo proprio che San Vincenzo sia stato uno dei martirizzati nel 286 DC per ordine dell’imperatore Massimiano. 

Prima di quest’evento nel 249 DC, Ciriaca, una donna romana vedova che si era convertita al cristianesimo, offrì rifugio nella sua dimora a molti cristiani perseguitati. Tra di loro c’era anche San Lorenzo (St. Lawrence in inglese), che si crede sia riuscito a guarire la donna dai forti dolori alla testa da cui era periodicamente afflitta.

Nel 249 DC, Ciriaca donò alla città di Roma un campo in via Tiburtina che venne trasformato nel suo cimitero omonimo. (Le catacombe di Santa Ciriaca si trovano ora all’interno del perimetro del cimitero comunale di Campo Verano nel quartiere San Lorenzo di Roma). Fu proprio nelle catacombe che le spoglie di San Vincenzo rimasero sepolte fino al 1792, prima di essere trasportate a Craco.

La Legione Tebana avrebbe però ricevuto giustizia in maniera indiretta. Avrebbe contribuito a cambiare storicamente lo scenario politico romano, che cambió con un esito molto diverso da quello aspettato.

Una complicata serie di eventi e disordini politici seguì le decimazioni avvenute nel 249 DC, con varie fazioni che lottavano per contendersi la carica di imperatore romano.

Largamente insoddisfatto della politica del governo attuale, il senato romano costrinse Massimiano a rinunciare alla sua posizione imperiale a favore di suo figlio. Forse con l’obiettivo di aumentare le proprie possibilità di successo, Massimiano fece sposare la figlia minore Fausta con Costantino, uno dei contendenti al trono. Massimiano tornò quindi in Gallia (lo stesso luogo da cui aveva ordinato la demolizione della Legione Tebana) e iniziò ad escogitare diversi piani contro suo genero Costantino nel tentativo di riconquistare la sua posizione di imperatore. In un confronto diretto con Costantino, venne catturato dai suoi stessi soldati che lo consegnarono al rivale. Nonostante in quell’occasione Costantino decise di perdonarlo, Massimiano tornò a tramare contro il genero, finché fu costretto a togliersi la vita nel 310 DC “cadendo sulla sua spada”. Crediamo sia un finale beffardo per un uomo che appena due decenni prima aveva fatto uccidere “di spada” la Legione Tebana.

In quel periodo tumultuoso e ricco di conflitti intestini, erano diverse le fazioni e le personalità politiche che cercavano di contendersi il controllo dell’impero Costantiniano. Tra di loro c’era anche Marco Aurelio Massenzio, il figlio di Massimiano e cognato di Costantino stesso. Massenzio fu fatto annegare nel fiume Tevere durante la battaglia con Costantino su Ponte Milvio. La reliquia del suo corpo venne prelevata dal fiume, decapitata, e la sua testa venne sfilata in parata attraverso le strade di Roma, un altro fatto quasi ironico se pensiamo che la decimazione della Legione Tebana era stata decisa da suo padre.

La vittoria di Costantino su Massenzio nel 312 DC a Ponte Milvio gli permise di guadagnarsi il controllo assoluto dell’Impero Romano d’Occidente. Con l’emanazione dell’Editto di Milano ed il riconoscimento del cristianesimo come religione ufficiale dell’impero, Costantino permise al cristianesimo di trovare spazio, diventando la religione dominante in tutt’Europa nei secoli successivi.

Durante la battaglia di Ponte Milvio parteciparono anche i discendenti di coloro che avevano ricoperto i ranghi nella Legione Tebana. Negli anni dopo l’opera di decimazione da parte di Massimiano, i soldati della Legione rimasero infatti al servizio dell’impero romano. Siamo sicuri che la scelta dei loro discendenti e colleghi di unirsi a Costantino nella lotta per il controllo dell’impero contro Massenzio non sia stato un caso, vista la responsabilità ed il ruolo del padre di Massenzio nella morte dei loro predecessori.

L’Arco di Costantino venne eretto fuori dal Colosseo di Roma al fine di commemorarne la vittoria. Su di esso rimane visibile il riconoscimento verso la Legione Tebana e le immagini dei soldati.

I tebani rappresentavano un’unità ausiliaria all’interno dei ranghi militari romani. Sebbene fossero solitamente considerati come un’unità di fanteria, erano in realtà arcieri specialisti. Storicamente, sappiamo come fossero di origine berbera e di provenienza Nord Africana. Sappiamo anche come i loro antenati avessero servito i faraoni egiziani per generazioni e generazione nel loro ruolo appunto di abili ed esperti arcieri. Nell’impero romano rappresentavano un gruppo di valore inestimabile poiché si adattavano alle strategie e alle tattiche atte a supportare le legioni romane, soprattutto in un momento in cui era necessaria maggiore potenza bellica.

L’Arco di Costantino ci fornisce un’idea delle loro abilità e del loro vestiario. Si può facilmente osservare il modo unico erano in grado di infilare e sfilare le frecce dal loro copricapo rendendole più rapidamente accessibili durante l’apice del conflitto.

È ironico pensare a come i discendenti della Legione Tebana siano riusciti a sconfiggere i pagani che avevano massacrato i loro padri, contribuendo a sostenere Costantino e la divulgazione del cristianesimo nel mondo. Ancora oggi continuiamo a coltivare una forte connessione con gli eventi di quel periodo storico. Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio deve le proprie origini all’imperatore Costantino che fondò l’Ordine in seguito alla miracolosa apparizione della croce di Saxa Rubra, ora frazione di Roma Capitale. L’Ordine Costantiniano è considerato uno dei più antichi tra gli ordini di natura cavalleresca.

L’Ordine effettua molte buone azioni e sostiene iniziative di beneficenza. Tra queste c’è anche la partecipazione alla messa annuale in onore di San Vincenzo con una propria delegazione. Ogni anno durante la quarta domenica di celebrazioni in ottobre, le azioni dell’Ordine, assieme alla presenza della reliquia e alla storia di San Vincenzo, fanno tornare in mente a noi Crachesi il significato delle vicende di diciassette secoli fa.

VIVA SAN VINCENZO!

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October in Craco Vecchio

The yearly cycle of life in Craco Vecchio found the agrarian groups making their way to the fields again to begin planting fave and ceci beans for the next season.

They also started to pick olives to sweeten and preserve them in water. Water curing was the preferred method for curing green olives and took about a month of daily changing of the water the olives soaked in until they were no longer bitter.

Peppers, another staple that could be preserved, were hung to dry so they could be consumed during the winter.  Some of the peppers will be dried in ovens to make “scaglia” or the crushed hot chilli pepper flakes that would be used for cooking or adding to salami or fresh sausage as a seasoning.

The church calendar in Craco Vecchio recognized the fourth Sunday in October as the annual celebration of the Feast of San Vincenzo Martire one of the patron saints of the town (San Nicola Vescovo was the other).   This feast day was in continuous celebration by the townspeople since 1792 when the body of San Vincenzo first arrived in Craco.

On the Saturday before the feast day the processional statue of San Vincenzo would be carried from St. Peter’s Convent just outside the town to the Church of San Nicola (Chiesa Madre) in the center of Craco.

Then there was a full day agricultural fair held in the town’s outdoor market to buy and sell agricultural goods like peppers, apples, walnuts, celery, chestnuts, and farm animals.

On the Sunday of the feast day, after a special Mass at San Nicola there was a “Processione” for San Vincenzo carrying the statue of him from Chiesa Madre back to the convent.

 

Ottobre a Craco Vecchio

Il ciclo vitalizio annuale a Craco Vecchio era caratterizzato in questo periodo dalla presenza di squadre di contadini, i quali ritornavano nei campi per cominciare la semina di fave e ceci per la stagione successiva. Si usava anche iniziare a raccogliere le olive per addolcirle e poi metterle in conserva nell’acqua: la conservazione in acqua era infatti il metodo preferito per quanto riguarda le olive, e si impiegava circa un mese, durante il quale l’acqua veniva cambiata quotidianamente, prima che il sapore amaro del frutto sparisse quasi completamente.

I peperoncini, un’altro tipo di alimento che poteva essere preservato, venivano appesi per essere poi essicati e consumati durante la stagione invernale. Alcuni peperoncini venivano essicati in forno per ottenere le “scaglia”, le così chiamate scaglie di peperoncino che venivano poi usate per cucinare o per la produzione del salame piccante come spezia.

Nel calendario ecclesiastico di Craco Vecchio è invece degna di nota appunto la quarta ed ultima domenica d’ottobre, durante la quale si celebrava la festa di San Vincenzo Martire, patrono del paese (è bene ricordare anche come San Nicola Vescovo fosse equalmente celebrato e rispettato come secondo patrono). Questa ricorrenza si ripete e si celebra dal 1792, quando le reliquie del corpo di San Vincenzo arrivarono per la prima volta a Craco, come anticipato prima.

Durante la giornata di sabato, antecedente ai festeggiamenti, la statua di San Vincenzo veniva trasportata dal convento di San Pietro appena fuori Craco fino alla chiesa di San Nicola (la chiesa Madre), situata nel centro di Craco.

A quel punto veniva allestita una fiera agricola nel mercato cittadino all’aperto che era solita durare una giornata intera ed in cui si potevano vendere ed acquistare prodotti agricoli come peperoncini, mele, noci, castagne, gambi di sesamo e persino animali di fattoria vivi. Durante la giornata di festa di domenica, subito dopo una messa speciale alla chiesa di San Nicola veniva svolta una “processione” per San Vincenzo, la cui statua veniva trasportata dalla chiesa madre fino al convento, dove alloggiava precedentemente.

 

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October/Ottobre 2021Newsletter – Italian

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